Oltre 12 milioni spesi, più di 3,3 milioni di tassa di soggiorno usati per finanziare la Fondazione, rendicontazione carente e governance debole. La Corte dei conti chiede chiarimenti

Quello che doveva essere l’anno della svolta culturale per Agrigento si trasforma in terreno di accertamenti. Il 26 febbraio 2025 la Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana ha aperto un’indagine sulla gestione dei fondi destinati ad Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025. A settembre è stata approvata la bozza del referto istruttorio: ora Comune, Fondazione e altri enti attuatori dovranno presentare controdeduzioni ufficiali.

Spese e numeri reali

  • Il conto complessivo già supera 12,7 milioni di euro: erano inizialmente stati impegnati oltre 10 milioni, ai quali si sono aggiunti ulteriori 2,7 milioni tramite tre decreti regionali del giugno 2025 destinati a eventi, concerti e attività di promozione.
  • Sono stati dirottati oltre 3,3 milioni di euro dall’imposta di soggiorno nella Fondazione “Agrigento 2025”, una scelta contestata dalla Corte.
  • Le attività di marketing e comunicazione assorbono più di 750 mila euro, pari al 12% del budget originario, ma con risultati giudicati incerti in termini di ritorni reali.

Le criticità evidenziate

In base alla bozza del referto istruttorio, la Corte dei Conti segnala una serie di problemi sostanziali:

  • Governance ritardata e instabile: la Fondazione “Agrigento 2025” è nata il 17 febbraio 2024, oltre un anno dopo la proclamazione, e ha subito continui cambi ai vertici.
  • Rendicontazione debole o assente: centinaia di migliaia di euro non risultano adeguatamente documentati, il Comune non aveva trasmesso entro metà luglio 2025 la rendicontazione delle attività del 2024 al Dipartimento regionale dei Beni culturali, ostacolando la liquidazione dei fondi.
  • Confusione progettuale: commistione tra i 44 progetti originari del dossier di candidatura e nuove iniziative con fondi regionali, senza un coordinamento chiaro e univoco tra gli enti attuatori.
  • Carenze amministrative: la Corte rileva l’assenza di staff contabile dedicati, protocolli interni, sistemi di controllo e software gestionali per la trasparenza finanziaria.
  • Dubbi sulla congruità dei costi: alcune iniziative appaiono eccessivamente costose rispetto ai benefici attesi e ai risultati documentabili.

Dalla nostra inchiesta al referto: troppe conferme

Molte delle criticità oggi formalizzate dalla magistratura contabile erano già presenti nel nostro articolo precedente: spese elevate, promessa turistica non mantenuta, utilizzo massiccio della tassa di soggiorno, scarsa eredità culturale.

Ora la Corte dei Conti chiede conti veri, numero per numero, evento per evento. Entro il 25 settembre è atteso il contraddittorio formale con gli enti coinvolti, seguito da un’eventuale audizione il 7 ottobre.

Agrigento 2025: l’anno della verità

La grande promessa culturale non può restare una sequenza di eventi costosi e una sfilza di slide di propaganda. Con oltre 12 milioni spesi, una parte importante della tassa di soggiorno utilizzata per finanziare le attività della Fondazione, rendicontazioni incomplete e una macchina organizzativa debole, Agrigento rischia di consegnare un’eredità vuota.

Il fascicolo della Corte dei Conti non è solo un richiamo formale: è il segnale che se non si trasformano i piani e le promesse in sviluppo vero, l’anno della Capitale della Cultura rischia di restare nella memoria come l’ennesimo investimento sbagliato, più scenografico che strutturale.