Il testo del 10 luglio riduce diverse richieste iniziali del Palermo FC, ma conferma una concessione di novant’anni e un ampio sfruttamento economico delle aree
La convenzione per la riqualificazione e la gestione dello stadio Renzo Barbera non riguarda soltanto l’utilizzo dell’impianto sportivo. Il testo disciplina un rapporto destinato a durare novant’anni, comprende numerose aree circostanti e riconosce al Palermo FC un vasto insieme di facoltà commerciali, imprenditoriali e gestionali.
Per comprendere realmente la portata dell’accordo occorre confrontare la prima proposta trasmessa dal Palermo FC il 15 maggio 2026 con lo schema predisposto il 10 luglio, dopo il confronto con il Comune e l’istruttoria degli uffici. La lettura comparata mostra che il testo non è stato recepito passivamente: alcune richieste iniziali sono state eliminate o ridimensionate, altre sono state disciplinate in maniera più rigorosa, mentre diversi elementi sostanziali sono rimasti invariati.
La concessione comprende lo stadio, gli edifici e gli spazi interni, l’area del cosiddetto Pallone, già Centro stampa di Italia ’90, e ulteriori superfici destinate a parcheggi e attività complementari. È inoltre previsto l’uso temporaneo, in occasione delle manifestazioni, di spazi davanti allo stadio Vito Schifani, all’ippodromo e in piazza Giovanni Paolo II.
Al concessionario viene riconosciuto il pieno sfruttamento delle aree per finalità commerciali, turistiche, educative e ricreative durante tutti i giorni della settimana. Il Palermo FC potrà quindi realizzare attività imprenditoriali, spazi per sponsor e tifosi, museo, negozi, ristorazione, parcheggi a pagamento, impianti energetici e infrastrutture tecnologiche.
Pubblicità e attività commerciali: eliminate le deroghe più estese
Una delle differenze maggiori tra i due testi riguarda la pubblicità.
Nella proposta del 15 maggio il club chiedeva la possibilità di installare impianti pubblicitari anche in deroga ai limiti stabiliti dai regolamenti comunali, sia per dimensioni sia per tipologia. Le installazioni avrebbero potuto essere rivolte anche verso l’esterno dell’area concessa, con una riduzione del 20 per cento dei tributi dovuti.
Il testo del 10 luglio modifica sensibilmente questa impostazione. Gli impianti pubblicitari vengono assoggettati al regolamento comunale e possono essere collocati soltanto se rivolti verso l’interno e non visibili o percepibili dalle vie e dalle piazze pubbliche. Resta inoltre dovuta l’imposta comunale sulla pubblicità.
Si tratta di una correzione rilevante, soprattutto considerando che lo stadio si trova all’interno del Parco della Favorita, in un contesto paesaggistico che non può essere trattato come una normale zona commerciale.
Anche la disciplina dell’area di rispetto commerciale è stata riscritta. La prima proposta imponeva al Comune di non rilasciare nuove licenze commerciali nelle aree limitrofe. Il testo successivo riconduce invece la materia alle disposizioni legislative vigenti, limitando l’esclusiva del concessionario alle ore precedenti e successive agli eventi sportivi e all’interno del perimetro previsto dalla legge.
Tributi, canone e compensazioni
La proposta originaria chiedeva un regime fiscale particolarmente favorevole. Il Palermo FC domandava l’esenzione da ogni tributo comunale sull’impianto, sulle aree e sulle attività economiche connesse, oltre all’applicazione nella misura minima di ogni ulteriore onere e al riconoscimento della massima agevolazione disponibile.
Questa formulazione è stata eliminata. Il testo del 10 luglio quantifica invece benefici fiscali determinati: 150 mila euro annui sull’Imu e altri 150 mila euro sul Cup, secondo quanto previsto dal Piano economico finanziario.
Resta confermato il meccanismo del canone. Fino al collaudo finale dell’impianto, il Palermo FC continuerà a corrispondere l’importo di 352.865,82 euro oltre Iva. Dal mese successivo al collaudo il canone salirà a 800 mila euro, con rivalutazione periodica.
Il canone, tuttavia, sarà compensato con il contributo pubblico indiretto del Comune fino a un massimo di 72 milioni di euro. In sostanza, per un periodo potenzialmente molto lungo il concessionario non verserà materialmente il canone, perché questo verrà utilizzato per compensare la quota comunale dell’investimento.
Rispetto alla proposta iniziale, che prevedeva una compensazione collegata genericamente ai costi di realizzazione del progetto, il testo del 10 luglio introduce almeno un limite massimo e una disciplina più precisa. Rimane però invariata la scelta di rinviare l’aumento del canone al completamento e al collaudo dell’intera opera.
Parcheggi, controlli e garanzie assicurative
La versione definitiva rafforza anche la funzione pubblica dei parcheggi concessi stabilmente. Nella proposta originaria il club si limitava a dichiararsi disponibile a metterli a disposizione della città, eventualmente a pagamento e compatibilmente con i propri eventi.
Il nuovo testo stabilisce invece che, nei giorni senza partite, le aree debbano essere utilizzate come parcheggi pubblici a condizioni di mercato oppure per altre attività compatibili con le destinazioni urbanistiche. In occasione di eventi straordinari organizzati dal Comune, l’amministrazione potrà inoltre chiederne l’utilizzo con una riduzione del 50 per cento della tariffa.
Sono stati rafforzati anche gli obblighi assicurativi. La prima proposta prevedeva massimali di 500 mila euro per i danni alle persone e di 500 mila euro per quelli alle cose. La convenzione del 10 luglio innalza i valori rispettivamente a due milioni e a un milione di euro.
La disciplina della risoluzione è stata notevolmente ampliata. Il testo finale introduce ipotesi più dettagliate di decadenza, obblighi in materia di sicurezza, regolarità tributaria, requisiti degli appaltatori, polizze e controlli. Vengono inoltre stabilite conseguenze più severe nel caso in cui il concessionario non realizzi gli investimenti o interrompa i lavori.
Una trattativa che ha prodotto risultati, senza risolvere ogni problema
Il confronto tra i due testi dimostra che il Comune ha ottenuto modifiche significative. Sono state eliminate le deroghe pubblicitarie generalizzate, ridotte le esenzioni fiscali, disciplinato meglio l’uso dei parcheggi, aumentati i massimali assicurativi e rafforzati i poteri di controllo e le cause di decadenza.
Non tutto, però, è stato modificato.
La durata resta fissata in novant’anni. Rimane la possibilità di cambiare il nome dello stadio attraverso accordi commerciali. Il nuovo canone scatterà soltanto dopo il collaudo finale, mentre il concessionario potrà iniziare a sfruttare progressivamente nuovi spazi e attività economiche molto prima. Nel testo finale compare inoltre l’area del Campo Bianco come alternativa all’ex campo nomadi, subordinata a una variante urbanistica.
La convenzione del 10 luglio è certamente più equilibrata della prima proposta presentata dal Palermo FC, ma conserva una forte impronta favorevole alla sostenibilità economica dell’investimento privato. Spetterà al Consiglio comunale verificare se le garanzie ottenute siano sufficienti rispetto alla durata del rapporto, all’ampiezza dei beni concessi e all’entità delle risorse pubbliche coinvolte.








