La cronaca: la protesta del 22 dicembre

La mattina del 22 dicembre scorso, all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, cittadini, studenti, lavoratori fuori sede e associazioni dei consumatori hanno dato vita a un sit-in contro il caro voli, denunciando l’impennata dei prezzi dei biglietti aerei da e per la Sicilia in vista delle festività natalizie. Una protesta pacifica ma determinata, promossa dal movimento “Nun si parti” insieme a Federconsumatori e CGIL, per ribadire che tornare a casa non può diventare un lusso riservato a pochi.

Durante la manifestazione sono stati denunciati rincari che in alcuni casi superano diverse centinaia di euro per un volo di andata e ritorno, con aumenti sproporzionati rispetto alla bassa stagione. I manifestanti hanno chiesto interventi strutturali, maggiore controllo sulle dinamiche tariffarie e politiche efficaci di continuità territoriale, sottolineando come l’insularità continui a tradursi in una penalizzazione economica e sociale.

Una denuncia che Sicilia in Progress porta avanti da anni

Su Sicilia in Progress questo scandalo viene denunciato da tempo. Già nel 2023 avevamo parlato del flop delle politiche contro il caro voli, evidenziando come bonus e rimborsi fossero misure tampone, incapaci di incidere sulle cause reali del problema. Più recentemente abbiamo raccontato i ritardi accumulati dalla piattaforma regionale, con cittadini in attesa dei rimborsi anche dopo sette mesi, mentre i prezzi continuano a crescere.

Il punto centrale è sempre lo stesso: il caro voli non è solo una questione di festività o di picchi stagionali, ma il risultato di un monopolio di fatto del vettore aereo, favorito dall’assenza di alternative credibili e competitive per raggiungere la Sicilia. In un mercato così sbilanciato, basta un aumento della domanda perché le tariffe esplodano, senza che vi siano reali strumenti di riequilibrio.

Le vere soluzioni: infrastrutture e concorrenza tra i mezzi

Le proteste del 22 dicembre dimostrano quanto sia indispensabile un collegamento stabile sullo Stretto di Messina. L’assenza di continuità infrastrutturale tra Sicilia e continente non è una questione ideologica, ma una condizione che incide direttamente sulla vita quotidiana, sull’economia e sui diritti di chi vive in un’isola.

Uno studio dell’ingegnere Roberto Di Maria, pubblicato anche su Galileo e ripreso da Sicilia in Progress, mostra come l’arrivo dei treni ad Alta Velocità in Sicilia, reso possibile dal Ponte, romperebbe definitivamente il monopolio del trasporto aereo. Tempi di percorrenza competitivi e maggiore capacità di offerta su ferro ridurrebbero la pressione sui voli e, di conseguenza, sui prezzi. Non una promessa astratta, ma un effetto strutturale misurabile sulla domanda di trasporto.

Nel frattempo, mentre si continua a rinviare le scelte strategiche, si insiste su iniziative deboli, se non addirittura folkloristiche, come il cosiddetto “Sicilia Express”, treno storico “una tantum” per pochissimi fortunati, spacciato per soluzione al caro-voli. Sarebbe molto più sensato rafforzare da subito i collegamenti ferroviari esistenti, per quanto oggi lenti e scomodi a causa dell’anacronistico traghettamento. Ma quando per andare da Palermo a Milano ti vengono chiesti 1000 euro, anche 23 ore in treno possono essere un’opzione alternativa.

Ed un motivo valido per convincere le compagnie aeree a ridurre i prezzi, ricorrendo semplicemente alle leggi del mercato, che poi sono le uniche a funzionare in un regime di libera concorrenza: a parità di domanda, se si incrementa l’offerta, il prezzo scende. non con impossibili imposizioni.

Qualcosa, insomma, si potrebbe già fare, andando al di là degli slogan e degli specchietti per le allodole. D’altronde, le proteste di cui abbiamo dato notizia dimostrano che i siciliani sono stanchi di essere presi in giro.

Il caro voli non si risolve con bonus occasionali né con annunci stagionali. O si interviene sulle infrastrutture e sulla concorrenza tra i mezzi di trasporto, oppure ogni Natale, ogni estate, ogni emergenza riproporrà lo stesso copione. E le proteste saranno destinate a moltiplicarsi.