Il tema è stato affrontato dall’armatore siciliano in occasione del convegno “Le vie dell’acqua. Percorsi di crescita per il sud” a Napoli

Il sito shippingitaly.it ha pubblicato due giorni fa il contributo di Lorenzo Matacena, amministratore delegato Gruppo Caronte & Tourist sulla conversione green delle flotte siciliane. Lo riportiamo ritenendolo significativo per comprendere le difficoltà da risolvere per passare dai proclami ai fatti concreti.


Quello dello shipping è un comparto in forte sviluppo. Bulk, tanker e container continuano a crescere malgrado tutto.

Le turbolenze nel Mar Rosso, le criticità nel Canale di Panama, il ricambio generazionale delle flotte per contenerne le emissioni, la dismissione di buona parte delle petroliere in servizio sono tutti elementi che preoccupano gli analisti ma evidentemente non il comparto, che smentendo ogni analisi continua a dimostrarsi attivo e pro-attivo.

L’Italia è un paese circondato dal mare. Il che significa una enorme opportunità per il trasporto di passeggeri e ancor più delle merci ma anche qualche criticità.

Le navi, così come i mezzi gommati, producono inquinamento.

Per ridurre le emissioni nocive si stanno da anni sperimentando varie soluzioni, a partire dall’uso di carburanti alternativi come il gas naturale liquefatto (LNG)

Dieci anni fa commissionammo in Turchia quello che sarebbe diventato il primo traghetto nel Mediterraneo a doppia propulsione, diesel ed LNG.

La nostra Elio entrò in servizio tra le due sponde dello Stretto di Messina nel 2018. Ma ancora oggi siamo costretti ad alimentare questa nostra nave con carburante diesel.

Mancano in Sicilia i depositi per lo stoccaggio del LNG e la burocrazia ci ha fin qui impedito di costruirne uno con nostri fondi.  Siamo stati dunque costretti a guardare oltre il LNG, dal momento che noi di Caronte & Tourist al nostro impegno per la sostenibilità ambientale non intendiamo certo derogare. Tra tre mesi, le nostre navi inizieranno quindi a bruciare biometano, che inquina ancora meno rispetto al LNG…

E gli aiuti dello Stato? In teoria una grande mano al trasporto marittimo sarebbe potuta arrivare dal marebonus, un incentivo pensato 25 anni fa per convincere i players del trasporto marittimo a spostare i trasferimenti di merci dalle autostrade d’asfalto a quelle del mare. Ma negli anni del Covid purtroppo i decisori politici pensarono di tagliare marebonus e ferrobonus e di finanziare quei famigerati bonus per l’efficientamento del patrimonio edilizio, che hanno disastrato i conti pubblici contribuendo in maniera del tutto irrilevante alla riduzione delle emissioni.