Riceviamo e pubblichiamo volentieri le risposte dell’arch. Iano Monaco, presidente dell’Ordine degli Architetti di Palermo, alle recenti affermazioni di Michele Ainis su “Repubblica” sul tema del Ponte sullo Stretto


Ponte di Messina – Iano Monaco risponde all’articolo di Michele Ainis su Repubblica del 10 luglio 2023

Michele Ainis, noto costituzionalista, notoriamente esperto di ponti ed in particolare, essendo messinese, di quello di Messina, pubblica su Repubblica del 10 luglio un articolo che suscita le seguenti mie considerazioni in una sorta di ping pong dialettico.

Ainis: molti studiosi di strutture in acciaio lo reputano (il ponte di Messina) di fatto irrealizzabile, anche se il ponte a campata unica più esteso al mondo (quello dei Dardanelli in Turchia) misura il 63 per cento in meno di quest’ultimo prodigio (sarebbe cioè, secondo Ainis, lungo 0,47 x 3.000 m = 1.410 m).

Iano: non è così. Il ponte a campata unica attualmente più lungo al mondo misura 2.023 metri. È quello di Canakkale  in Turchia, stretto dei Dardanelli, zona altamente sismica.  È stato progettato dalla stessa società d’ingegneria internazionale (COWI)  che ha progettato il ponte di Messina, mettendo a frutto gli studi fatti negli anni proprio per il ponte dello Stretto.

Ainis: lasciamo altresì da parte il rischio eolico, in una zona battuta da venti formidabili, che impediranno il traffico per almeno 30 giorni l’anno.

Iano: per proteggere il ponte dal vento è stato studiato un particolare tipo di impalcato a cassoni separati da ampi vuoti che ridurrà notevolmente la superficie sollecitata dal vento, così riducendone notevolmente la pressione. Il sistema, studiato per il ponte di Messina, è stato già sperimentato con successo nei ponti realizzati nel mondo negli anni più recenti.

Ainis: sul rischio sismico della zona di Messina-Reggio: battuta da terremoti, alcuni catastrofici, di cui l’ultimo nel 1908 con 80.000 morti. per non dire del progressivo spostamento delle due placche  continentali che si vanno allontanando di un centimetro l’anno, due metri in 200 anni.

Iano: la zona dello stretto di Messina è quella che, al mondo, è stata oggetto del maggior numero di studi, indagini, prove sismiche e geognostiche finalizzate alla perfetta conoscenza del suo assetto geologico e sismico. In caso di terremoto nello stretto, dicono gli studi, il posto più sicuro sarebbe appunto il ponte che non crollerebbe e assorbirebbe ogni energia sismica grazie alla elasticità della sua struttura sospesa in acciaio. Idem per l’eventuale allontanamento delle due sponde: in 200 anni si avrebbe una incidenza percentuale dell’incremento della lunghezza dell’impalcato pari a: 200/300.000 cm = 0,0006666666%. ricordiamo poi che il maggior numero di morti, nel sisma del 1908, fu dovuto al maremoto causato dal sisma. Maremoto che potrà eventualmente interessare le navi e le parti urbane costiere ma non il ponte.

 

 

Ainis: il Comitato “invece del ponte” calcola che i lavori dureranno almeno 10 anni, in base al raffronto con il terzo valico e con altre opere pubbliche perennemente incompiute. Nel frattempo Messina verrà traforata dalle cave (occorre scavare 8 milioni di metri cubi, secondo alcune stime). Subirà il passaggio di centinaia di camion al giorno. respirerà nubi di polvere. Verrà assorbita dal rumore. Per ottenere in cambio un’astronave sospesa tra le mulattiere, giacchè in Sicilia corre (si fa per dire) il treno più lento d’Italia: 13 ore da Trapani a Ragusa.

Iano: anche la ristrutturazione di un semplice appartamento richiede sacrificio di tempo e di abitudini. Il terzo valico, il  MOSE di Venezia, la TAV, l’autostrada del sole, etc. hanno richiesto anni di sacrifici, che purtroppo si accompagnano a qualunque importante realizzazione. È normale che sia così. Lamentarsene è  un  tipico segno di egoismo e di mancanza di visione.

il centro urbano di Messina è da sempre, ed ancora oggi, penalizzato dalla morsa di migliaia di camion che l’attraversano di giorno e di notte per imbarcarsi sui traghetti, con rumori e polveri di ogni tipo, dai quali sarà liberato proprio grazie al ponte che sposterà all’esterno del perimetro urbano il traffico dei camion e delle merci.

E poi, il diffuso abusivismo edilizio ha deturpato il paesaggio dello Stretto che sarà riqualificato con le opere a complemento del Ponte, tra le quali sono previsti interventi di messa in sicurezza dei pendii, di ripascimento delle coste, la riqualificazione del water front, lo spostamento della stazione ferroviaria che attualmente occupa il centro urbano di Messina così liberando aree pregiate, per non dire della prevista metropolitana di superficie.

Le ferrovie dello Stato hanno appena varato un ampio programma, già in fase di attuazione, che prevede nuovi tracciati e raddoppio delle tante linee ferrate siciliane ancora a binario unico. Già oggi si va in treno da Palermo a Catania in meno di tre ore e tra poco ci si metterà un’ora e mezza. idem da Palermo a Messina. La linea Palermo-Trapani è inattiva da alcuni anni e sta per essere completamente ristrutturata.

Ainis: la costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo e quindi  non si può decidere tutto questo pandemonio senza l’assenso popolare. In Francia la legge Barnier del 1995 garantisce il giudizio della cittadinanza sui grandi progetti d’infrastrutture nazionali. Da parte nostra potremmo quanto meno celebrare un referendum consultivo, dato che le grandi opere hanno sempre un rilievo nazionale e in ballo c’è una spesa di 11 miliardi.

Iano: un’opera strategicamente importante come il Ponte di Messina deve essere consapevolmente voluta da tutta la collettività nazionale, non può e non deve essere patrimonio di una sola parte politica. Il referendum o un  altro sistema di consultazione popolare, mai sperimentato in passato in Italia per nessun’altra opera pubblica, non può e non deve essere nè diventare terreno di scontro politico.  Se così fosse non lo si dovrebbe neanche invocare.

Ainis: roba da Minculpop, assegnare un milione l’anno alla società concessionaria per “sensibilizzare” le popolazioni di Messina e di Villa San Giovanni anche attraverso concorsi nelle scuole.

Iano: informare , spiegare, fare comprendere l’utilità di un’opera pubblica così complessa come il Ponte di Messina non può essere considerata come azione di indottrinamento ma pensata e attuata come doveroso compito didattico a vantaggio soprattutto dei giovani.

Ainis: il Governo, in odio alla concorrenza, attribuisce l’opera al vecchio General Contractor (disdetto nel 2013) senza una nuova gara.

Iano: la disdetta dell’appalto del 2013 (decisa dal governo Monti), non fu giustificata da motivi che non fossero la mancanza di risorse economiche  della Stazione Appaltante, ed ha prodotto, com’è normale che sia nel mondo civile  in cui vigono regole valide per tutti, un contenzioso di centinaia di milioni a danno dello Stato Italiano. È nell’ordine delle cose che i rapporti riprendano là dove furono ingiustamente interrotti nel 2013. Ovviamente il contratto d’appalto va rimodulato con ampie garanzie di diritti e doveri per entrambe le parti interessate: lo Stato Italiano ed il General  Contractor del tempo.

Ainis: che ne sarà della tutela del paesaggio, con una cicatrice nera a sfregiare l’orizzonte? Sarebbe come costruire un ponte sospeso sopra il Colosseo per migliorare il traffico di Roma. e giù una sfilza di nomi di poeti che cantarono la bellezza dello stretto di Messina senza Ponte.

Iano: con lo stesso atteggiamento di rifiuto aprioristico e apodittico non si sarebbe costruito neanche il Colosseo. Il Ponte di Messina non si dovrà costruire perchè sarà bello ma perché sarà utile. Utile non solo e non tanto per il traffico su ferro e su gomma della conurbazione dello Stretto ma per l’economia della Sicilia e di tutta l’Italia. Consentirà di connettere con l’Italia e con l’Europa la piattaforma logistica costituita dalla Sicilia intera. Il 25% della merci mondiali passa per il Mediterraneo e, invece di risalire faticosamente verso i grandi porti del Nord (Rotterdam, Anversa), potrebbe dirigersi verso il cuore dell’Europa attraverso i porti siciliani, primo tra tutti quello di Augusta, capace di rivaleggiare per ampiezza con il porto di Rotterdam.

Ciò che è utile è anche bello come belle sono le imprese e le realizzazioni dell’uomo prima ritenute impossibili. Verranno altri poeti a raccontare la bellezza del Ponte dello Stretto e non ci faranno dimenticare i poeti che cantarono la bellezza dello Stretto quando ancora il Ponte non c’era.

 

Mi piace infine ricordare le parole di Francesco Merlo pubblicate su Repubblica del 27.5.2023: “penso che non esista una riva che non possa esser raggiunta dal ponte nè un vuoto che il ponte non riesca a beffare. Sempre l’uomo ha fatto ponti, dalle palafitte all’impero romano, e oggi sopra e sotto i mari e sino a internet dove i ponti sono net, reti. Si fanno ponti in bocca tra due denti, si fanno tra due feste e tra i pensieri. Senza il ponte c’è ferraglia e sottosviluppo.”