Il “caso Palermo” suggerisce un’unica via d’uscita dai disservizi delle municipalizzate: privatizzare 

A Palermo, la qualità dei servizi pubblici è sotto attacco: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha definito la gestione di RAP e AMAT “gravemente insoddisfacente”, punto e basta. Ma la soluzione potrebbe già esistere altrove, in modelli che funzionano davvero – con un mix di infrastrutture pubbliche e gestori privati ben selezionati.

Un tabù, quello delle privatizzazioni, che in Italia fa fatica ad essere violato. Ma che anche nel Bel Paese non mancano gli esempi virtuosi. Ad esempio, nel campo dei trasporti, Firenze mostra che un cambio di passo è possibile: la tramvia T1 e T2 è gestita da GEST, controllata da RATP Dev, con oltre 39 milioni di passeggeri annui, corse regolari e soddisfazione alta tra i residenti (amsacta.unibo.it). Ma vediamo cosa succede all’estero.

I modelli estesi all’Europa e oltre

A Lione, RATP Dev mantiene autobus e tram affidati tramite gara, introducendo microbonus e penali per garantire servizi efficienti . Insomma, un pubblico che costruisce infrastrutture e un privato che garantisce l’operatività, in un circolo virtuoso replicabile anche a Palermo.

Da Bonn e Bielefeld in Germania, a Greater Manchester, arrivando a Parigi, prevale lo stesso approccio: gare pubbliche per affidare a privati parti del servizio autobus, tram o raccolta rifiuti, con un robusto sistema di controllo e obiettivi.

L’esempio di Parigi è emblematico: pur mantenendo pubblica metropolitana e RER, ha affidato l’85% del servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti a operatori privati, garantendo efficienza e capacità d’investimento (fpcgil.lombardia.it).

Innovazioni smart nella raccolta rifiuti

Dall’84% di lattine e bottiglie riciclati a Stoccolma, al 50% dei rifiuti trasformati in energia, la gestione privatizzata dei rifiuti dimostra che i risultati sono concreti . Poi c’è Barcellona, che ha sperimentato la raccolta pneumatica: cassonetti urbani collegati a tubature sotterranee che “ingoiano” il rifiuto con un sistema a vuoto, evitando traffico e cattivi odori (researchgate.net). A Berlino, invece, gli imballaggi vengono raccolti da aziende private selezionate con appalti pubblici: i costi non gravano sulla municipalizzata, che si limita a regolare il sistema .

In Spagna, gruppi come Tradebe gestiscono la raccolta, il riciclo e il trattamento, sotto concessione: i comuni investono solo nella rete e nelle regole, lasciando al privato la gestione. Meccanismo che assicura flessibilità e innovazione (en.wikipedia.org).

La normativa italiana: un’opportunità inapplicata

L’Italia ha già una cornice normativa pronta all’uso. Il D.Lgs. 175/2016 (TUSPP) e il D.Lgs. 201/2022 prevedono gare, affidamenti privati e dismissioni se il servizio è carente. Peccato che, nel concreto, restino spesso lettera morta per colpa della lentezza burocratica, delle resistenze interne e del timore di scelte impopolari. Per Palermo è un’occasione che aspetta solo coraggio politico.

Privatizzare non significa abbandonare, ma scegliere consapevolmente: affidare il servizio a operatori competenti, vincolarli a contratti con obiettivi chiari, sanzionarli se non rispettano le tutele. E Palermo dimostrare subito di voler cambiare rotta, seguendo l’esempio virtuoso di città europee e smart come quella di Stoccolma, Barcellona, Firenze o Manchester.

Il tempo delle promesse è scaduto. Serve un progetto concreto, ora.