L’ASSURDA IDEA DI UNA PISCINA PROVVISORIA NEL PALLONE DEI MONDIALI 90 PROSSIMA AL NAUFRAGIO

In vista dei lavori di ristrutturazione della piscina coperta, che inizieranno il prossimo mese di aprile e dureranno almeno due anni, secondo le previsioni più ottimistiche, al Comune di Palermo hanno pensato ad una soluzione geniale: sostituirla con una piscina prefabbricata da installare all’interno dell’ex Centro stampa dei Mondiali di calcio di Italia ‘90, noto ai palermitani come “il pallone”. Una struttura in acciaio, dall’aspetto orribile, realizzata illo tempore per ospitare i giornalisti provenienti da tutto il mondo in occasione delle 3 (diconsi tre) partite che si disputarono nel giugno 1990 nel capoluogo siciliano. Successivamente abbandonata.

Allo scopo, il Comune aveva previsto una spesa di 3,5 milioni di euro, già reperiti negli avanzi di Amministrazione per il 2022. Peccato che non appena i tecnici hanno messo mano al progetto, si è arrivati a cifre ben diverse: 7,5 milioni. Una cifra talmente fuori portata da suggerire il ricorso a fondi regionali, non meglio identificati.

Un progetto “discutibile”

Ci arrivano peraltro, da fonti riservate, valutazioni ben poco lusinghiere sul progetto, certamente abbozzato, ma già carente. Il progetto non prevederebbe, ad esempio, i parcheggi da dedicare alle centinaia di utenti dell’impianto, nè la differenziazione dei percorsi: un requisito indispensabile, se si vuole evitare che qualcuno finisca accidentalmente in acqua! Mancherebbe, inoltre, il conferimento a discarica dei materiali provenienti dalla ristrutturazione, che certamente determina volumi non indifferenti.

Anche prima di conoscere i particolari poco rassicuranti di cui sopra, l’idea di realizzare la piscina dentro il “pallone”, ci è subito sembrata una delle più balzane di sempre. Soltanto chi non ha la più pallida idea di come funzioni un impianto del genere può pensare di infilarlo in una struttura che già prima di entrare in esercizio, per pochi giorni, trentatrè anni or sono, aveva suscitato una marea di polemiche. E che poi si dimostrò inadatta anche a quello scopo, soprattutto per problematiche pressochè irrisolvibili di ricambio d’aria. Figuriamoci cosa potrebbe significare metterci dentro una piscina che deve essere sottoposta ad un’aerazione abbondante se non si vuole asfissiare gli utenti. E la cui acqua va riscaldata, depurata e clorata tramite impianti che possono essere provvisori quanto vogliamo, ma costano comunque un botto.

Dove sono i tecnici?

Un’idea che possiamo attribuire alla deriva sempre più demagogica e facilona a cui ci ha abituato la nostra attuale classe politica. Ma i politici, a cui spetta l’ultima parola, non possono valutare certe cose da soli, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto tecnico. Ciò detto, ci chiediamo se c’è ancora qualche ingegnere, architetto, geometra, all’interno del Comune, capace di opporre, a certe idee folli, una semplice, inequivocabile  parola: NO.

Alla luce di quanto succede, oltre che della qualità del progetto di cui abbiamo riferito sopra, disperiamo che ciò possa avvenire. D’altronde, parliamo della città in cui non si riesce a pulire le caditoie e si ricorre all’ANAS per riparare un ponte.

Prepariamoci, dunque, ad ulteriori disastri.