LA CONVENZIONE PER LA CONCESSIONE DELLO STADIO AL SODALIZIO ROSANERO E’ LONTANA DALLA STIPULA – LE OSSERVAZIONI, FONDATE, DI “OSO”

La Convenzione tra Comune di Palermo e Palermo FC per la gestione dello stadio “Renzo Barbera” rappresenterebbe una svolta epocale nella gestione degli impianti sportivi a Palermo, con particolare riferimento a quello principale: lo stadio di calcio “Renzo Barbera”.

Essa prevede, in sintesi, che lo stadio venga affidato alla società calcistica per 80 anni, insieme ad altre strutture vicine come il “pallone” realizzato per i mondiali del 1990 proprio davanti lo stadio, i parcheggi di piazza Giovanni Paolo II ed altre aree limitrofe. Il Palermo FC effettuerebbe tutti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e, soprattutto, si impegnerebbe a presentare (entro due anni) un progetto di rifacimento dello stadio e a realizzare i lavori entro 15 anni per un importo non inferiore a 30 milioni di euro.

L’atto, da tempo in fase di esame da parte degli Uffici comunali, viene considerato cosa fatta: lo abbiamo sentito dire a politici, commentatori sportivi e organi di stampa. Ma è veramente così?

Abbiamo avuto modo, qualche tempo fa, di leggere la prima bozza della Convenzione e non abbiamo avuto un’impressione rassicurante. Lo diciamo da esperti della materia amministrativa, avendo prestato, per lunghi anni, la nostra attività dirigenziale nella Pubblica Amministrazione. E con rammarico, visto che, come sportivi, abbiamo a cuore le sorti della migliore espressione del calcio siciliano.

Sappiamo comunque che tale bozza è stata perfezionata ed integrata per arrivare a quella attuale ma, evidentemente, non in maniera sufficiente. Lo deduciamo da quanto è successo nelle ultime settimane: ci riferiamo, in particolare, al parere negativo della Ragioneria Generale del Comune e dalle successive “osservazioni” inviate dal gruppo consiliare “OSO”, formato da Giulia Argiroffi ed Ugo Forello al Sindaco Lagalla ed a diversi Uffici comunali.

Il parere negativo della Ragioneria Generale, di suo, non è un elemento trascurabile: significa, in soldoni, che l’atto non si regge economicamente, e che l’Ufficio ne sconsiglia l’approvazione. Non conoscendo nel dettaglio tale parere, a cui ci riferiamo soltanto per quanto appreso dalla stampa, evitiamo di entrare nel merito, registrandone, comunque, il peso specifico, per niente trascurabile.

Per quanto concerne le osservazioni del gruppo OSO, abbiamo avuto modo di leggerle, evitando di farci influenzare dalla posizione politica dei sottoscrittori, all’opposizione rispetto alla giunta Lagalla, fautrice dell’atto. Circostanza che, certamente, può condurre ad esasperare i toni ed a calcare eccessivamente la mano sui “difetti” presenti nell’atto.

In effetti, i toni non sono certo rassicuranti, dato che il documento di OSO contiene persino una “Diffida all’amministrazione attiva, agli uffici e organi competenti ad assumere condotte illegittime e potenzialmente dannose per gli interessi generali, preavviso di segnalazione all’ANAC e alla Procura della Corte dei Conti”. Anche in questo caso, come per il parere della Ragioneria, non si tratta certo di quisquilie, o di semplici schermaglie che si esauriscono all’interno della Sala Consiliare. Data per scontata la conoscenza delle competenze della Corte dei Conti, per chi non lo sapesse ANAC significa “Autorità Nazionale Anti Corruzione”: è l’organo statale preposto a vigilare su tutti i Contratti pubblici, al fine da evitare abusi favori e, soprattutto, azioni corruttive.

La sostanza delle osservazioni di “OSO” sta nel fatto che la nuova Convenzione, modificando quella esistente, non dovrebbe discostarsene più di tanto: non può eccedere, infatti, il 50% del valore della concessione iniziale. In realtà, parlando dei tempi, si passa agli attuali 6 ad 80 anni. Invece, parlando di denari, si passa dall’attuale valore economico di € 2.046.900,00 a quello di  € 34.330.225,60.

Per questo si parla di “Manifesta violazione della normativa di riferimento” a causa di “ Evidenti effetti novativi della convenzione/concessione in oggetto che non può essere considerata quale mera modifica della precedente”.

Come se ne esce? In realtà, i consiglieri di OSO (e questo va apprezzato in una forza politica di opposizione) indicano anche una strada, che poi sarebbe quella della cosiddetta “Legge stadi” e del decreto legislativo n.38/2021 recante misure in materia di riordino e riforma delle norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi e della normativa in materia di ammodernamento o costruzione di impianti sportivi” che in forza dell’art. 4 dispone: “al fine di favorire l’ammodernamento e la costruzione di impianti sportivi (…) il soggetto che intende realizzare l’intervento presenta al Comune un documento di fattibilità delle alternative progettuali (…), corredato di un piano economico-finanziario, che individua, tra più soluzioni, quella che presenta il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività…”.  Ma, piccolo particolare, nella documentazione presentata dal Palermo FC non ci sono né il documento di fattibilità né il piano economico finanziario.

Un’altra alternativa, indicata da OSO nelle loro “osservazioni” sarebbe, con riferimento alle operazioni di ristrutturazione dello stadio, l’istituto del progetto di finanza: una particolare modalità di realizzazione delle opere pubbliche, attraverso la quale un progetto di investimento trova il suo ristoro economico e finanziario nei ricavi e nei flussi di cassa generati dall’attività di gestione dell’opera realizzata.

In questo caso, una volta presentato il progetto, dovrebbe essere aperta una procedura ad evidenza pubblica per la ricerca di eventuali proponenti alternativi, ovvero altre società interessate alla realizzazione della riqualificazione ed alla gestione dello stadio. Una eventualità, invero, remota, ma che certamente non sarebbe molto gradita al Palermo FC.

Cosa fare quindi? Difficile che la Convenzione vada avanti così com’è, in quanto, come abbiamo visto in questa breve sintesi, i rilievi di OSO non sono affatto infondati; e , quel che è più grave, trattandosi di problematiche tecniche, non basterà la volontà politica. La parola passa quindi all’amministrazione comunale ed ai suoi uffici, oltre che al Palermo FC che, temiamo, dovrà pazientare un po’ prima di avere un responso positivo.