PROMESSE, SOLDI PUBBLICI E PROGETTI NAUFRAGATI, TRAPANI PAGA IL PREZZO DELLA GESTIONE ANTONINI. DALLA REGIONE ARRIVA SOLO SILENZIO

La parabola dell’imprenditore romano Valerio Antonini a Trapani, iniziata con grandi promesse per calcio e basket, sta assumendo connotati sempre più drammatici per lo sport cittadino. Quello che doveva essere un «rinascimento sportivo», con investimenti milionari e grandi ambizioni agonistiche, rischia di chiudersi in un fallimento che trascina nel caos due delle principali realtà sportive locali — e con loro l’intero tessuto sociale e culturale cittadino.

Sul fronte pallacanestro, la Trapani Shark è oggi sull’orlo del baratro: penalizzazioni in campionato, multe salate, rinunce alle partite e un totale caos gestionale che ha portato la squadra non solo a perdere una gara della Champions League con un paradossale 38–5 dopo soli sette minuti di gioco, ma anche a sostenere che la partecipazione fosse un modo per evitare sanzioni da 600.000 euro.

La situazione è tale che la società ha dovuto ricusare il Collegio Federale chiamato a decidere sulla regolarità dell’iscrizione al campionato, guadagnando tempo ma non risposte concrete sul futuro sportivo e finanziario del club.  Nel frattempo, penalizzazioni, mercato bloccato per debiti con l’Erario e un mercato impoverito di giocatori e tecnici rendono difficile anche la sopravvivenza agonistica della squadra.

Anche il Football Club Trapani 1905, la storica squadra di calcio rifondata e portata in Lega Pro da Antonini, vive una stagione complicata: penalizzata di 8 punti per violazioni amministrative, è costretta a lottare da fondo classifica e senza margini economici o tecnici adeguati a rilanciare il progetto.

Le denunce di La Vardera ed il silenzio di Schifani

Tutto questo accade mentre la città assiste a una crescente esasperazione sociale e sportiva. Denunce e critiche arrivano dal mondo politico locale: il deputato siciliano Ismaele La Vardera ha espresso la propria frustrazione per la gestione di Antonini, ricordando gli aiuti pubblici finiti nelle casse del progetto Shark e chiedendo al presidente della Regione Renato Schifani spiegazioni sul ruolo della Regione nel sostegno a queste realtà.

Al centro della polemica c’è infatti una indagine della Corte dei Conti su un contributo di quasi 300.000 euro stanziato dalla Regione Siciliana al Trapani Calcio con la motivazione di “turismo sportivo” — soldi pubblici che ora sono sotto scrutinio per come sono stati impiegati e per l’effettiva ricaduta sul territorio.

Nonostante tutto, da Palazzo d’Orleans arrivano finora solo silenzi istituzionali e assenza di una chiara presa di posizione politica sulla gestione del contributo e sulle relazioni tra Regione e società di Antonini. Lo stesso La Vardera, al proposito, ha ricordato in una sua nota stampa che la Trapani Calciovede al suo interno, come consulente, il figlio di Renato Schifani”.

Questo silenzio pesa tanto quanto le difficoltà societarie: per una comunità già provata dagli effetti della crisi economica, vedere il proprio sport di punta in queste condizioni è un duro colpo. Il rischio reale, a questo punto, non è solo la scomparsa del Trapani Shark e l’ulteriore declino del Trapani Calcio, ma la perdita di un patrimonio identitario per una città che guarda a questi club come simboli di appartenenza e riscatto. Senza una risposta politica, chi pagherà il conto di questa crisi saranno ancora una volta i tifosi, i giovani, la comunità intera.