Da Catania a Palermo si moltiplicano le contestazioni. Non contro la bicicletta, ma contro progetti che spesso sembrano ignorare il contesto urbano e le esigenze dei cittadini.

La sensazione è che la corsa a realizzare piste ciclabili a qualsiasi costo stia producendo effetti sempre più discutibili. Negli ultimi anni il dibattito è stato spesso ridotto a uno schema elementare: chi sostiene le ciclabili sarebbe moderno e ambientalista, chi ne critica modalità e localizzazione verrebbe automaticamente classificato come retrogrado o nemico della mobilità sostenibile.

Eppure i fatti raccontano una realtà più complessa. Carreggiate già strette vengono ulteriormente ridotte, le esigenze della circolazione veicolare e delle attività commerciali vengono spesso considerate un dettaglio e, nel caso del Passiaturi a Catania, si è arrivati persino a uno scontro con gli enti preposti alla tutela del patrimonio storico e paesaggistico.

Da Catania a Palermo, le contestazioni aumentano

Ma il Passiaturi non rappresenta un caso isolato. Sempre a Catania, la pista ciclabile realizzata lungo via Cristoforo Colombo continua a suscitare forti perplessità. Da mesi cittadini, operatori e osservatori evidenziano criticità legate all’inserimento dell’infrastruttura in uno degli assi più importanti della città, a ridosso del porto e del lungomare storico. Una vicenda che abbiamo seguito più volte su Sicilia in Progress e che dimostra come la semplice realizzazione di una pista ciclabile non coincida automaticamente con un miglioramento della mobilità urbana.

Anche Palermo sta vivendo dinamiche analoghe. Nelle scorse settimane le proteste dei residenti e dei consigli di circoscrizione hanno costretto il Comune a rivedere alcuni progetti previsti lungo viale Michelangelo e in altre zone della città. In questo caso non si è trattato di un rifiuto ideologico della mobilità ciclabile, ma della richiesta di soluzioni più equilibrate, capaci di tenere conto delle caratteristiche delle strade interessate e delle esigenze di chi quei quartieri li vive ogni giorno.

Una pianificazione che merita qualche domanda

Il punto, infatti, non è stabilire se le piste ciclabili siano utili. In molte città europee lo sono e rappresentano una componente importante del sistema della mobilità. La vera questione riguarda il modo in cui vengono progettate. Possibile che l’unica soluzione sia sempre quella di sottrarre spazio alle carreggiate esistenti? Possibile che ogni obiezione venga liquidata come una manifestazione di arretratezza culturale?

Nel frattempo il contesto urbano è cambiato. Le emissioni dei veicoli si stanno riducendo grazie alla crescente diffusione di auto ibride ed elettriche, mentre le attività commerciali continuano ad avere necessità di essere rifornite e milioni di cittadini continuano a utilizzare l’automobile per lavoro, studio o necessità familiari. Ignorare questi aspetti non significa pianificare una mobilità sostenibile; significa semplicemente sostituire un problema con un altro.

Mobilità sostenibile non significa pensiero unico

Forse è arrivato il momento di uscire dalla logica degli slogan e tornare alla progettazione. Le piste ciclabili possono essere una risorsa preziosa, ma non per questo devono essere considerate opere intoccabili o automaticamente benefiche. Come qualsiasi infrastruttura, vanno valutate caso per caso, verificandone l’utilità reale, l’inserimento nel contesto urbano e gli effetti sulla mobilità complessiva della città.

Se a Catania si arriva allo stop della Soprintendenza e a Palermo i progetti vengono modificati dopo le proteste dei cittadini, forse il problema non sono le biciclette. Forse il problema è che qualcuno ha smesso di ascoltare il territorio.