Tre linee AMAT raggiungono finalmente il Molo Trapezoidale. Ma l’inaugurazione in pompa magna, nella Palermo dei disservizi e dei finanziamenti perduti, anche no.

Da qualche giorno il Molo Trapezoidale è finalmente raggiungibile direttamente con gli autobus AMAT. Le linee 103, 104 e 107 entrano nell’area portuale e consentono di raggiungere il Palermo Marina Yachting rispettivamente dalle zone di Notarbartolo, piazza Indipendenza e Stadio.

È una buona notizia. Un luogo che negli ultimi anni è diventato uno dei principali poli di attrazione della città deve essere raggiungibile con il trasporto pubblico.

Ma c’è un dato che dovrebbe far riflettere: il Molo Trapezoidale è stato inaugurato nell’ottobre del 2023. Sono trascorsi quasi tre anni prima che qualcuno pensasse di portarvi stabilmente gli autobus. E oggi l’attivazione di una fermata viene inevitabilmente raccontata come un risultato importante. A Palermo siamo arrivati al punto in cui anche la normalità diventa una notizia.

Una fermata mentre il trasporto pubblico soffre

Il nuovo collegamento arriva peraltro in un momento tutt’altro che brillante per il trasporto pubblico palermitano. La crisi di AMAT non nasce oggi e su In Progress ne abbiamo parlato più volte. Corse che saltano, frequenze insufficienti, difficoltà nella disponibilità di mezzi e personale continuano a pesare soprattutto su chi l’autobus non lo utilizza occasionalmente, ma ne ha bisogno ogni giorno per andare al lavoro, a scuola, all’università o in ospedale.

Portare tre linee di bus dentro il porto è cosa buona e giusta. Ma dovrebbe essere la normalità in una città che vuole integrare porto, ferrovia e trasporto urbano, non un evento da celebrare.

E intanto Palermo perde quasi 20 milioni

Il quadro diventa ancora più significativo se allarghiamo appena lo sguardo alla capacità dell’amministrazione comunale di utilizzare le risorse disponibili.

Come raccontato nelle ultime settimane, Palermo ha visto uscire dal PNRR o riprogrammare diversi interventi. Tra questi figurano il parco di Villa Turrisi, finanziato per 5,2 milioni di euro, il ripristino dell’approdo della Tonnara Bordonaro, per circa 2,8 milioni, e gli interventi relativi alla foce dell’Oreto, per circa 12 milioni.

Tre interventi che, messi insieme, valgono sostanzialmente 20 milioni di euro.

Repubblica Palermo ha ricostruito un quadro ancora più ampio, parlando di numerosi progetti usciti dal PNRR o rimasti al palo. Gli stessi documenti del Comune riportavano finanziamenti da 5,2 milioni per Villa Turrisi, 2,784 milioni per Tonnara Bordonaro e oltre 12 milioni per il Contratto di fiume e di costa Oreto.

Naturalmente parliamo di vicende diverse e sarebbe sbagliato mettere sullo stesso piano la situazione di AMAT e quella dei finanziamenti per la rigenerazione urbana.

Ma entrambe raccontano una difficoltà che Palermo conosce fin troppo bene: trasformare programmi, finanziamenti e annunci in servizi e opere effettivamente disponibili per i cittadini.

Palermo ha bisogno della normalità

La fermata del Molo Trapezoidale va salutata positivamente, e sarebbe ingiusto criticare AMAT perché ha finalmente portato gli autobus dentro il porto. Ma la città ha bisogno di nuovi autobus, infrastrutture e progetti di rigenerazione urbana. In altre parole, ha bisogno di un’amministrazione capace di trasformare finanziamenti e progetti in servizi e opere realmente funzionanti.

Se tutto ciò non accade, o viene lasciato al caso, e se una semplice fermata diventa una notizia, siamo messi molto, molto male.