OLTRE AI GIORNALI, ANCHE LA RAI FA UN SERVIZIO SUL FALLIMENTO (ANNUNCIATO) DEL SERVIZIO FRECCIABIANCA IN SICILIA

Se fossimo più ingenui di quello che siamo, ci chiederemmo come mai ci ha messo così tanto. Ma la grande stampa ci ha abituato a certe “dimenticanze” quando si parla di trasporto pubblico. Soprattutto se non riceve l’imbeccata del provvidenziale comunicato stampa, il più delle volte confezionato proprio da chi gestisce il servizio.

Avevamo letto solo pochi giorni fa la notizia della cancellazione del servizio Frecciabianca, avvenuta in realtà il 12 settembre scorso, alla riapertura della Palermo-Catania dopo circa 3 mesi di interruzione per lavori. Un’intera stagione in cui il nuovo servizio, inaugurato in pompa magna a Catania circa un anno fa, era già scomparso dalle scene.

Finalmente, dell’evento si accorge anche il TGR Rai, che proprio ieri ha realizzato un servizio. Eppure non ci voleva molto a comprendere che il servizio fosse destinato al fallimento, anche a chi non ha molta dimestichezza con le ferrovie. Anche perchè si rincorrevano sin dai primi mesi notizie tutt’altro che rassicuranti sul gradimento dell’utenza: difatti, il Frecciabianca siciliano ha viaggiato pressochè vuoto sin dall’inizio della sua breve vita. E, in ogni caso, non mancavano esperti indipendenti da interpellare per capirne di più.

Chi ci segue sa che abbiamo evidenziato le criticità del servizio sin da prima che entrasse in funzione (14 novembre 2021), e già a gennaio 2022 evidenziavamo apertamente il suo fallimento (QUI articolo del 23/01/2022) ed i motivi che lo hanno generato. Nel silenzio generale della grande stampa e delle televisioni, che hanno perso (volentieri?) l’occasione per evidenziare l’errore compiuto da Trenitalia, con l’avallo della politica, regionale e nazionale. E, come si sa, con la politica bisogna andarci piano, soprattutto se non si vuole perdere il 58° posto nella classifica del World Press Freedom Index: peggio di Gambia e Suriname…

Per non parlare del silenzio degli esperti da tastiera, come quelli che popolano alcuni siti di ferroamatori, sempre troppo impegnati a trastullarsi con trenini giocattolo, storici e non, per evidenziare le problematiche reali delle ferrovie di oggi. Tutta gente che aveva accolto con entusiasmo questo fallimentare servizio, strizzando (persino loro) l’occhiolino alla politica.

Non torneremo, quindi, sulle problematiche che hanno portato all’inevitabile cancellazione del servizio, dopo aver preso atto dello scarsissimo interesse sull’argomento “ferrovie” da parte di chi dovrebbe informare la gente. E continua a martellarci ogni giorno con concetti astratti come “sostenibilità” e “resilienza” che soltanto un rilancio del trasporto su ferro potrebbe condurre alla necessaria, indispensabile, applicazione pratica.

Tecnicamente, ci interessa soltanto evidenziare un aspetto del disastro infrastrutturale in cui si è voluto calare l’esperimento tristemente fallito del Frecciabianca. Lo facciamo attraverso il grafico in copertina, che abbiamo realizzato consultando i “fascicoli linea” delle tratte interessate dal percorso del Frecciabianca, dove si può notare, ad esempio, che soltanto nel 40% del percorso possono superarsi i 110 km/h, mentre non si superano mai i 150.

Senza considerare le illusioni, del tutto infondate, di chi aveva spacciato il treno come “prima tappa” di un improbabile viaggio verso il continente. Da raggiungere traghettando a piedi, bagagli al seguito, per guadagnare un posto nelle Frecce, quelle vere, disponibili al di là dello Stretto. L’esiguità dei viaggiatori che possono averlo fatto, dei già pochissimi utenti del Frecciabianca, dovrebbe mettere finalmente una pietra tombale a quell’idea bislacca del “traghettamento dinamico” che qualcuno voleva persino anteporre alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Senza la quale, come i fatti hanno ampiamente dimostrato, la Sicilia non potrà avere un servizio ferroviario all’altezza della media europea; di Alta Velocità, poi, non parliamone nemmeno.

LINK: https://www.siciliainprogress.com/frecciabianca/

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