Il silenzio dei grandi Tg davanti alla devastazione della Sicilia

C’è un punto oltre il quale il silenzio non è più una scelta editoriale, ma una colpa informativa. Ed è quel punto che i principali telegiornali nazionali hanno superato ignorando — o relegando a trafiletto — la gravissima ondata di maltempo che ha colpito la Sicilia, la Calabria e la Sardegna.

In particolare, come abbiamo visto da innumerevoli, spaventosi filmati che girano sui social, da Messina a Capo Passero, non si è salvato un solo metro di costa.
Non uno.

Lungomari cancellati, strade litoranee sventrate, porticcioli distrutti, interi tratti urbani mangiati dal mare come se fossero sabbia. Eppure, nei notiziari nazionali, tutto questo è passato — quando è passato — come notizia secondaria, spesso compressa in pochi secondi, senza immagini, senza contesto, senza gravità. Dopo la politica italiana, quella internazionale, le guerre lontane e persino i gialli irrisolti di 20 anni fa. Appena prima delle notizie sportive.

Località sparite dalla carta geografica

In alcuni casi non si parla nemmeno di “danni”, ma di sparizione fisica dei luoghi.
A Letojanni (ME) il lungomare è stato letteralmente divorato dalle onde. A Stazzo, nei pressi di Acireale, interi tratti costieri non esistono più, e l’acqua ha persino abbattuto i muri perimetrali di alcune abitazioni. Non si contano i lidi, i ristoranti e le attività commerciale che sono stati semplicemente spazzati via.

Nei pressi di Messina, inoltre, il mare ha inghiottito per decine di metri l’unico binario che collegava la città dello Stretto con Catania. E in tutta l’isola si fa prima a contare le linee ferroviarie ancora attive che quelle chiuse.

Questa non è cronaca locale. È una ferita strutturale al territorio italiano, è dissesto idrogeologico, è emergenza climatica, è fallimento della prevenzione, è rischio per la sicurezza di migliaia di persone.

Certo, miracolosamente non c’è scappato il morto, ma qui parliamo di un’isola devastata, con danni che, a un primo conteggio sommario, destinato sicuramente ad incrementarsi di parecchio, ammontano già a mezzo miliardo! E se ne parla pochissimo, a livello nazionale.

Due Italie anche nell’informazione

Evitiamo, in questa sede, per carità di Patria, di fare confronti con eventi, anche molto meno devastanti, che in passato hanno interessato le regioni collocate al di sopra di Napoli. Ma immaginiamo che una devastazione di questa portata, se avesse colpito una grande città del Centro-Nord, avrebbe aperto i telegiornali per giorni, con inviati, approfondimenti, collegamenti in diretta, speciali serali. E l’immancabile raccolta di fondi per le popolazioni interessate. In Sicilia, invece, diventa sfondo, rumore di fondo, parentesi regionale.

Questa disparità non è più accettabile. Perché il mare che cancella strade, porti e città non è meno grave solo perché accade a Sud.

Un dovere che non può essere eluso

I telegiornali nazionali — così come la grande stampa — hanno un dovere preciso: raccontare il Paese per quello che è, non solo per quello che fa audience o che è più vicino ai centri di potere mediatico.

La distruzione della costa siciliana non può essere trattata come notizia marginale.
È una storia nazionale. È un’emergenza nazionale. Ed è una vergogna nazionale che venga raccontata come se fosse un dettaglio. Perché quando scompare un pezzo d’Italia, non può esistere un’informazione che fa finta di non vederlo.