IL CONTROLLO DEL TERRITORIO SEMBRA ORMAI SFUGGITO COMPLETAMENTE ALLE ISTITUZIONI, COME 50 ANNI FA

Dopo le recenti sparatorie nel centro di Palermo, dopo le intimidazioni ai commercianti di Sferracavallo con colpi di arma da fuoco e persino raffiche di kalashnikov, quanto accaduto giovedì scorso allo ZEN apre interrogativi inquietanti sul controllo del territorio e sull’autorevolezza dello Stato in alcuni quartieri della città.

Il mercato rionale dello ZEN, infatti, giovedì scorso non si è svolto. Non per motivi amministrativi, non per ordine pubblico disposto dalle istituzioni, ma per un messaggio diffuso sui social dalla famiglia di Carmelo Barone, uomo con precedenti penali e imputato nell’ambito dell’operazione antimafia “Bivio”. Nel post pubblicato dai figli si leggeva:

“Giovedì mattina si terranno i funerale di nostro padre. Ci scusiamo con le persone del mercato ma essendo che nostro padre è molto amato e conosciuto non si fa il mercato. Fatelo girare nel modo che arriva a tutti”.

Parole già di per sé gravissime, perché danno per scontato che un mercato pubblico possa essere sospeso per volontà privata. Ma, secondo quanto ricostruito da diverse testate, il messaggio sarebbe stato accompagnato anche dalla presenza di giovani in scooter che avrebbero intimato agli ambulanti di non montare le bancarelle. Un clima che molti commercianti hanno percepito come intimidatorio. Alla fine, il mercato è rimasto chiuso davvero.

E questo è il punto centrale della vicenda. Non tanto il funerale, non il cordoglio familiare, ma il fatto che un intero quartiere abbia recepito come vincolante una comunicazione privata, al punto da bloccare un’attività economica pubblica senza alcun provvedimento ufficiale.

I fatti sono stati denunciati in una durissima nota di Ismaele La Vardera, Giulia Argiroffi e Ugo Forello:

Allo Zen, mercato rionale fermo con metodi mafiosi, per consentire i funerali di un soggetto vicino ad ambienti criminali. Le istituzioni vadano nel quartiere a ristabilire l’ordine”.

Anche l’assessore comunale alle Attività produttive Giuliano Forzinetti ha condannato l’accaduto, annunciando segnalazioni alle autorità competenti per accertare eventuali responsabilità e intimidazioni.

Le immagini dei funerali hanno ulteriormente alimentato le polemiche: bara portata a spalla, folla numerosa, palloncini e fuochi d’artificio. Scene che riportano alla memoria rituali di ostentazione del potere già visti in altri contesti mafiosi italiani.

Palermo, purtroppo, respira da tempo un’aria sempre più pesante. La percezione crescente è quella di una città in cui, in alcuni contesti, il controllo del territorio venga esercitato attraverso la paura più che attraverso la presenza dello Stato.

Ed è proprio questo il nodo politico e sociale che non può essere ignorato. Perché quando un mercato rionale viene sospeso da un post sui social, quando bastano alcune intimidazioni per fermare decine di ambulanti, il problema non riguarda più soltanto la cronaca nera. Riguarda l’autorevolezza delle istituzioni.

Insomma, la domanda, ormai, è inevitabile: chi comanda oggi a Palermo? Forse chi comandava 50 anni fa, e non faceva certo parte dell’Organizzazione statale? Che le Istituzioni si diano una mossa, ed alla svelta. Lo abbiamo già chiesto in altre, tristissime occasioni, continuiamo a chiederlo anche adesso.