PONTE SULLO STRETTO: BOTTA E RISPOSTA TRA FRANCO CANEPA DI “REPUBBLICA”, CHE AVEVA ESPRESSO DUBBI SULLA SOSTENIBILITA’ DELL’OPERA E GIOVANNI MOLLICA, INGEGNERE DI “RETE CIVICA PER LE INFRASTRUTTURE”
Su “Repubblica” di ieri, 14 aprile 2023, il giornalista Carlo Canepa ha espresso forti perplessità sulla sostenibilità del Ponte sullo Stretto di Messina, più volta sottolineata dal Ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini (l’articolo può essere letto integralmente QUI).
In particolare, nel mirino di “Repubblica” (quotidiano che non ha mai nascosto la propria contrarietà al Ponte) è finita la stima di 144.000 tonnellate in meno, ogni anno, di emissioni di CO2 sullo Stretto a causa della drastica riduzione delle corse dei traghetti, una volta realizzata la struttura di collegamento stabile. La stima, come ricorda lo stesso Canepa, era stata eseguita dagli ingegneri Giovanni Mollica e Antonino Musca, nell’ambito di uno studio intitolato “Stretto di Messina e rispetto della transizione ecologica”, pubblicato dal Distretto Rotary 2110, Sicilia e Malta
Il dato sulla riduzione delle emissioni, in realtà, non viene contestato numericamente, ma Canepa evidenzia la necessità di confrontarla con l’emissione di CO2 prodotta durante l’esecuzione dei lavori, che, secondo il giornalista, dovrebbe ammontare a 1.500.000 tonnellate. Un altro aspetto sottolineato dal giornalista è la presenza di un alto numero di pendolari (circa il 30%), che sminuirebbe l’importanza dell’opera per ciò che concerne i viaggi di lunga percorrenza.
A stretto giro di posta, nel pomeriggio, ci è arrivata la risposta di uno degli autori dello studio, l’ing. Giovanni Mollica che, con considerazioni numeriche esposte con ammirevole semplicità, smonta le argomentazioni del giornalista di “Repubblica”. La pubblichiamo di seguito, integralmente, in maniera che i lettori possano farsi un’idea sulle opposte tesi.
“Caro Canepa,
riflettiamo insieme sul suo articolo. Come hanno detto i suoi esperti, il calcolo fatto nel libro dell’ing. Musca e mio è abbastanza corretto: nel solo traghettamento si risparmiano circa 144 mila ton di CO2. Obiezione: non si tiene conto della fase di costruzione che causa circa 1,5 milioni di ton di CO2. E’ certamente giusto. Ma se considero queste devo calcolare anche il risparmio derivante dalla maggiore competitività del trasporto di passeggeri e merci su ferro anziché su gomma o aereo. Sennò è come se paragonassi il prezzo di acquisto di un appartamento al canone annuo d’affitto e nessuno acquisterebbe più case. O, che è lo stesso, nessuno farebbe il “cappotto” agli edifici. Con o senza il 110%.
Non è un calcolo semplice ma possiamo provarci, sempre “a spanne” e con onestà intellettuale. Ci aiuta Greenpeace (!!!): quasi tutti i 250 voli più frequentati in Europa potrebbero essere sostituiti da treni, con un risparmio di circa 23,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno. Secondo lei, la riduzione di 2 ore di viaggio causata dal Ponte non induce persone e merci a usare il treno invece dell’aereo? Non è un’ipotesi: è una certezza, dimostrata da quanto accaduto negli ultimi 15 anni in tutto il mondo dove sono stati realizzati collegamenti ferroviari veloci sotto i 1.500km.
Forse che noi italiani siamo “diversi” e amiamo inquinare. Per questo, da decenni, prolunghiamo l’anomalia planetaria rappresentata dall’unica isola al mondo con più di centomila abitanti e distante meno di 2 miglia dal continente che non è collegata stabilmente alla terraferma. Col risultato – a parte i logici riflessi economici – che 3,5 milioni di siciliani prendono l’aereo per percorrere la distanza che separa Catania e Palermo a Roma (dimentichiamo Milano, Napoli, ecc).
Se ipotizziamo che “solo” 5 su 10 di loro passasse al treno – ma le Frecce ne hanno spostati 7 su 10 -, grazie alle 2 ore in meno del Ponte (e, in dispregio delle previsioni di Greenpeace), oltre alle 144 mila ton di Salvini, si risparmiano almeno altre 10 mila ton. Se, poi, facciamo lo stesso calcolo per auto e TIR – con 2,5 automobilisti e 5 camionisti su 10 che percorrono “solo” 500 km (in realtà, i camionisti ne fanno da due a 4 volte) -, arriviamo a oltre 400 mila ton e “ammortizziamo” in meno di 3-4 anni quanto emesso per la costruzione del Ponte. Un “investimento” straordinario per rendimento.
Senza considerare che i lavori causano quantità infinitamente minori di sostanze altamente cancerogene (Ossidi di Zolfo, di Azoto e particolato) rispetto ai motori e, anche questo conta. O no? Provi ad allungare la durata dell’AV Roma-Milano a 8 e più ore e torneranno tutti all’aereo, si rende conto del paradosso?
Cordialmente Giovanni Mollica
P.S. Non considero l’obiezione secondo la quale parte dei pendolari potrebbe traghettare in auto: è ridicolo pensare che un pendolare che paga circa 6 euro A/R per passare a piedi paghi dieci volte tanto ogni giorno per traghettare in auto. Neanche abitasse al Bosco verticale! E’ un’assurdità, anche perché il Ponte implica un servizio di metropolitana di superficie con 3 fermate sulla sponda siciliana e 5 su quella calabrese a costi e tempi irrisori.”








