Con un incomprensibile comunicato, la Regione siciliana lamenta l’impegno del governo centrale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto

Il Ponte sullo Stretto è un’opera irrinunciabile per la Sicilia: è stato più volte sottolineato dal governo regionale e dagli esponenti della coalizione che lo appoggia, anche alla luce dello studio Prometeia, commissionato proprio dalla Regione siciliana che calcola in 6,5 miliardi i costi annui dell’isolamento per la Sicilia.

Tuttavia la Regione siciliana, a proposito di quest’opera, continua a fare i capricci. E’ del 6 dicembre scorso fa la notizia del definanziamento del miliardo di euro precedentemente destinato al Ponte da Palazzo d’Orleans; proprio ieri avevamo reso nota la reale motivazione di questo provvedimento, dovuto a problematiche tecniche grossolanamente sottovalutate, e non a ragioni politiche. O, quanto meno, così ci è stato riferito.

Come se non bastasse, dobbiamo leggere in serata una nota della Regione siciliana della quale, francamente, non si sentiva il bisogno. La riportiamo integralmente:

“Ponte sullo Stretto, da Sicilia impegno per un miliardo di euro: compartecipazione di 1,3 miliardi non concordata- Il governo regionale della Sicilia ha sempre espresso totale disponibilità verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto, opera che considera strategica, e per questo la giunta si era impegnata a destinare un miliardo di euro di risorse del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027, dandone tempestiva comunicazione al ministro Salvini con una nota del 18 ottobre. La decisione governativa per cui la quota di compartecipazione della Regione Siciliana debba essere invece di 1,3 miliardi di euro non è mai stata condivisa dall’esecutivo regionale. L’auspicio della Presidenza della Regione è che il ministro Salvini si possa attivare per restituire le maggiori risorse sottratte alla Sicilia, necessarie per sostenere importanti investimenti per lo sviluppo dell’Isola.”

Una precisazione sorprendente

Una nota che, più che lasciarci perplessi, ci lascia interdetti. Innanzitutto, alla Regione hanno dimenticato che l’impegno di destinare un miliardo di euro di risorse del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027 si è liquefatto come neve al sole il 6 dicembre scorso, tramite la nota sopra citata. Si sarebbe ridotto, secondo le voci che abbiamo raccolto, a soli 150 milioni per il 2024. Per il resto, niente di concreto, se non la prospettiva di una “determinazione, al ribasso, dell’ammontare del contributo che la Regione Siciliana  dovrà destinare alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina”. Non dovrebbero essere contenti, a Palermo, se a finanziare l’Opera ci pensa qualcuno a Roma?

In seconda battuta, ci appare quanto meno fuori luogo diramare un ulteriore, incomprensibile comunicato stampa per sottolineare la differenza di soli 300 milioni di euro tra il finanziamento di un miliardo che il governo regionale  sostiene di essersi “impegnato a destinare” al Ponte (rimangiandosi il definanziamento del 6 dicembre) e quello stabilito dal governo nazionale.

Ma Schifani non poteva semplicemente fare una telefonata a Salvini per chiarire tutto, invece di mettere la questione in piazza, per la soddisfazione del nopontismo militante? E meno male che parliamo di forze che, a Palermo come a Roma, appartengono politicamente alla stessa coalizione.

Fondi sottratti?

Peraltro, rileviamo che il governo centrale decide di impegnare di sua iniziativa le somme del Fondo di Sviluppo e Coesione per realizzare un’opera pubblica in Sicilia, non in Valle d’Aosta. Alla Sicilia, quindi, non viene “sottratto” proprio nulla, e non si comprende  quale possa essere il problema di destinare ad un’opera che metterà fine al suo isolamento altri 300 milioni, ovvero appena il 30% in più di quanto la Regione siciliana stessa si era “impegnata” a stanziare. O, se preferite, il 4,6% del costo annuo dell’isolamento siciliano.

Forse perchè, anzichè al Ponte sullo Stretto, questi fondi sarebbero serviti a realizzare il campo di bocce olimpionico di Roccacannuccia o il museo della tuma fresca di Passobasso superiore?

Probabilmente non sarebbero stati utilizzati neanche per questi irrinunciabili interventi, dato che la Regione siciliana si distingue, da sempre, per la scarsa capacità di spenderli, i fondi FSC, restituendoli spesso al mittente. Basti pensare che il prossimo 31 dicembre scadono i termini per la rendicontazione dei Fondi Strutturali Europei 2014-2020Per la Regione siciliana sono a rischio poco più del 40 per cento delle risorse disponibili: al 31 agosto di quest’anno ne sono stati spesi poco più di 3 miliardi su 5,1.

Alla luce di tutto questo, ciò che sta avvenendo in questi giorni ci convince sempre più della inadeguatezza della nostra classe politica, incapace di comprendere l’importanza dello sviluppo infrastrutturale di cui il Paese, e la Sicilia in particolare, ha disperato bisogno.

Nel caso specifico, anche se a parole ci si impegna a voler realizzare il collegamento stabile sullo Stretto, nei fatti non se ne comprende la reale importanza. Al punto da utilizzarlo come pretesto per piccole beghe politiche, condite da incomprensibili, quanto inopportuni, comunicati. Sullo sfondo di questo teatrino, l’interesse collettivo appare come un’ombra sbiadita e lontana.