Il PD e il Ponte, un no pregiudiziale che non piace ai “riformisti”

Il Partito Democratico continua a dire no al Ponte sullo Stretto. Lo fa con toni apocalittici, evocando disastri ambientali, sprechi di denaro pubblico, addirittura “monumenti all’inutilità”. Ma questa posizione, sempre più arroccata e minoritaria, non regge di fronte alle esigenze reali della Sicilia e della Calabria.

In questo scenario spiccano le voci di chi ha avuto il coraggio di dire la verità: il Ponte è un’opera utile, un’occasione da non perdere.

Bianco: “Un’opera utile”

Enzo Bianco, già sindaco di Catania ed ex ministro, ha definito il Ponte “un’opera utile”, chiedendo al PD di ritrovare lo spirito riformista e abbandonare i “no pregiudiziali”. Una posizione che guarda allo sviluppo e all’integrazione della Sicilia, più che a logiche di alleanza o calcoli di breve periodo.

“Il Ponte sullo Stretto è un’opera utile a condizione che si realizzi” afferma l’esponente politico catanese, “come si sta in gran parte facendo, non dico l’alta velocità, ma la velocizzazione della linea da Salerno a Reggio Calabria e della tratta ferroviaria Раlermo-Catania-Messina. Questa, ci tengo a dirlo, è la mia posizione da decenni. E sono orgoglioso di aver fatto parte, da ministro, del governo Amato 2, che, fra la seconda metà del 2000 e l’inizio del 2001, assunse ufficialmente per la prima volta la decisione di fare il Ponte. Era un governo di centrosinistra e lo fece su iniziativa del compianto Nerio Nesi, ex partigiano e politico di tradizione socialista, che in quel governo era ministro del Pdci, ossia il Partito dei comunisti italiani”

Cracolici: “Occasione da non perdere”

Sulla stessa linea si era già espresso, come abbiamo testimoniato in un nostro articolo, anche Antonello Cracolici, esponente di primo piano del partito Democratico siciliano, ex assessore regionale nonchè presidente dell’Antimafia siciliana. Sottolineando la necessità di potenziare le reti infrastrutturali dell’isola, Cracolici non ha nascosto la convinzione che il Ponte possa essere un volano di crescita e modernizzazione per l’Isola. Ed ha affermato che il Ponte, essendo un’opera pubblica, “non è nè di destra nè di sinistra“.

Il finto ambientalismo e l’occhiolino agli alleati

Sono posizioni che fanno rumore, perché incrinano il conformismo di un partito che sembra preferire la comfort zone dei “no” piuttosto che misurarsi con le sfide dello sviluppo. Ed apre, con tutta probabilità, l’offensiva dell’area riformista contro la segreteria Schlein, che ha fatto decisamente imboccare al PD la strada dell’estremismo.

Dietro il no al Ponte, peraltro, non c’è una reale strategia per il Sud, ma la volontà di strizzare l’occhio agli alleati di AVS e M5S. Si agita la bandiera del finto ambientalismo, che, insieme al collegamento stabile, dice no all’alta velocità ferroviaria in Sicilia, dimenticandosi che la Sicilia ha bisogno di collegamenti veloci attraverso infrastrutture moderne, per rilanciare la propria asfittica economia e sentirsi, finalmente, parte del Paese e dell’Europa. Dire no significa ignorare queste necessità, condannando l’Isola a un isolamento che costa 6.5 miliardi di euro l’anno, pesando sulla vita quotidiana dei cittadini e sul futuro delle nuove generazioni.

Un partito che si candida alla guida del Paese non può assumere posizioni così preconcette ed estremizzate, nel tentativo di rincorrere l’elettorato più radicale e dimenticando, nel contempo, l’area moderata che in Italia, tradizionalmente, costituisce quella “maggioranza silenziosa” che pesa in maniera determinante dentro le urne. Una vecchia volpe come Enzo Bianco queste cose le sa.

I sondaggi parlano chiaro

A riprova di ciò i numeri, implacabili, riportati dai sondaggi: il PD perde consensi, mentre i partiti di governo crescono. Una tendenza che si evidenzia soprattutto al Sud, e non è un caso. Mentre il centrodestra si presenta con un progetto, con un simbolo di modernità, il PD offre solo un no pregiudiziale, che viene percepito come una rinuncia. Gli elettori non premiano chi resta fermo e impaurito, ma chi indica una direzione. Tanto più che lo stesso partito, nei confronti di altre Opere Pubbliche, non meno impegnative del Ponte ma ubicate al centro-nord, si mostra favorevole se non entusiasta: basti pensare al Terzo Valico dei Giovi, alla TAV (Torino–Lione e Brescia–Verona) o al Mose.

Una scelta di campo

Il PD deve decidere: vuole essere il partito del progresso e guardare, finalmente, al Mezzogiorno, o restare intrappolato nelle logiche di alleanza con i partner più ideologici? Bianco e Cracolici hanno aperto un varco, e con loro molti riformisti nel partito. È un’occasione per recuperare credibilità, ascoltare la Sicilia e smettere di inseguire il consenso di chi, comunque, non voterà mai PD.

Perché il Ponte non è solo cemento e acciaio. È una scelta di civiltà, di futuro, di rispetto verso milioni di cittadini che chiedono soltanto di non restare ai margini. Dire no significa tradire la Sicilia.