Per decongestionare la RA15 serve una nuova arteria pedemontana: una gronda a quattro corsie tra Acireale e Misterbianco
La tangenziale di Catania (RA15) è oggi una delle arterie più congestionate della Sicilia. Con oltre 80.000 veicoli al giorno, di cui una quota significativa di mezzi pesanti, la circonvallazione autostradale che collega la A18 (Messina–Catania) alla A19 (Palermo–Catania) è ormai prossima al collasso in diversi orari della giornata.
Il progetto di una terza corsia è tornato più volte nel dibattito, ma rischia di essere una soluzione costosa e inefficace, incapace di risolvere alla radice i problemi di traffico e sicurezza.
L’alternativa, già discussa in ambito tecnico e territoriale, è la realizzazione di una nuova arteria pedemontana a quattro corsie, a monte della tangenziale attuale, che colleghi Acireale (A18) con Misterbianco o Gelso Bianco (A19).
Una gronda esterna pensata per drenare i flussi da nord verso ovest, alleggerendo la RA15 e creando un asse diretto di scorrimento per il traffico interurbano e merci tra i versanti etnei, la costa ionica e l’entroterra siciliano.
Terza corsia: costosa, invasiva e poco efficace
Secondo le valutazioni pubblicate da Anas e riprese da La Sicilia, il progetto della terza corsia sulla tangenziale di Catania avrebbe un costo stimato intorno ai 350 milioni di euro, con tempi di realizzazione lunghi e pesanti interferenze con la circolazione.
Durante i lavori, la capacità effettiva della strada scenderebbe fino al 68%, generando congestioni diffuse e rischi per la sicurezza.
Inoltre, l’esperienza internazionale dimostra che aggiungere una corsia non aumenta proporzionalmente la capacità: un’autostrada a due corsie che diventa a tre incrementa la portata di molto meno del 50% previsto teoricamente, a causa di colli di bottiglia, flussi incrociati, accessi urbani e traffico locale.
Studi di mobilità urbana e modelli come quello dell’“induced demand” (domanda indotta) mostrano che il nuovo spazio di scorrimento viene presto riempito, perché l’aumento della capacità incoraggia l’uso dell’auto privata e del trasporto su gomma, senza ridurre strutturalmente i flussi.
Per una strada già prossima alla saturazione, come la RA15, una terza corsia rappresenta un palliativo destinato a esaurirsi in pochi anni.
La pedemontana etnea: una gronda strategica per la mobilità metropolitana
L’ipotesi alternativa — una nuova arteria a monte, a quattro corsie — risponde a una logica diversa: spostare e distribuire i flussi, non semplicemente accumularli sullo stesso asse.
La pedemontana etnea, nel tracciato ipotizzato tra Acireale e Misterbianco/Gelso Bianco, fungerebbe da gronda per la tangenziale, intercettando i flussi provenienti dai comuni pedemontani e dall’autostrada A18 diretti verso Palermo o verso le zone industriali di Catania.
In questo modo, i mezzi provenienti da Acireale, Giarre, Zafferana, Pedara, Nicolosi, Mascalucia e Gravina potrebbero evitare del tutto l’ingresso sulla RA15, riducendo drasticamente le immissioni sulla tangenziale e migliorando la fluidità complessiva del sistema.
L’opera costituirebbe inoltre un nuovo asse di collegamento tra la costa ionica e la Piana di Catania, con benefici anche per la logistica e per l’accessibilità delle aree produttive e universitarie.
Benefici strutturali e sostenibilità
Rispetto alla terza corsia, la pedemontana etnea avrebbe diversi vantaggi:
- Decongestione reale della RA15, grazie al drenaggio dei flussi esterni;
- Riduzione del traffico urbano e degli incidenti sulla tangenziale;
- Miglioramento della qualità dell’aria e riduzione delle emissioni in area metropolitana;
- Accesso diretto ai comuni etnei e ai poli economici, senza interferenze con il traffico autostradale;
- Minore impatto in fase di cantiere, poiché si tratta di un tracciato ex novo e non di lavori su strada in esercizio.
L’opera si inserirebbe inoltre in una visione più ampia di mobilità integrata per la città metropolitana di Catania, coerente con il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e con la futura conurbazione interregionale che unisce Reggio Calabria, Messina e Catania nell’asse dello Stretto e del corridoio TEN-T.
Una scelta strategica per il futuro
Catania non ha bisogno di soluzioni temporanee ma di una strategia infrastrutturale a lungo termine.
Il nodo tangenziale non può essere risolto semplicemente aggiungendo corsie: serve ridisegnare i flussi, offrendo percorsi alternativi e funzionali.
La strada pedemontana etnea, con un tracciato a quattro corsie da Acireale a Misterbianco, rappresenta una soluzione moderna e sostenibile, capace di:
- servire i territori dell’hinterland etneo,
- alleggerire la tangenziale,
- connettere direttamente i nodi autostradali A18 e A19,
- accompagnare lo sviluppo della futura metropoli dello Stretto.
Continuare a investire su un’infrastruttura satura rischia di essere uno spreco di risorse pubbliche. La vera sfida è costruire una rete, non allargare un imbuto.








