Bene la presa di posizione del Consiglio Comunale, ma il problema era noto da tempo
Il Consiglio comunale ha preso posizione sulla questione degli alberi di via Ernesto Basile e la notizia è certamente positiva. Come racconta il nostro articolo l’aula ha approvato un atto che impegna l’amministrazione a salvaguardare il filare di ficus dello spartitraffico centrale, chiedendo di individuare soluzioni progettuali alternative che consentano di realizzare la linea tranviaria senza abbattere gli alberi.
Noi di “In Progress” accogliamo con favore questa iniziativa. Il filare di ficus di via Basile rappresenta infatti uno degli elementi più riconoscibili di questo grande asse viario che conduce alla cittadella universitaria e costituisce anche una presenza ambientale importante in un’area fortemente urbanizzata.
Allo stesso tempo, questa vicenda dimostra quanto fosse prevedibile il problema sin dalle prime fasi progettuali. Non si tratta infatti di un ostacolo emerso all’improvviso, ma di una criticità che poteva essere compresa già durante la progettazione preliminare. Come ricordato anche su questo blog nell’articolo “TRAM, CI RISIAMO: VIA GLI ALBERI DA VIA BASILE!”, le infrastrutture tranviarie comportano opere di fondazione sotterranee che arrivano a profondità significative e che inevitabilmente interferiscono con l’apparato radicale di alberi di grandi dimensioni. Pensare che l’unica interferenza potesse essere la catenaria, e che eliminando quest’ultima (con la discutibilissima introduzione del sistema “catenary free”) si sarebbe risolto il problema, era dunque una imperdonabile semplificazione che non teneva conto della realtà dei luoghi e della natura tecnica dell’opera.
Una scelta sbagliata che viene da lontano…
Ed è proprio qui che emerge il nodo principale della vicenda. La scelta di posizionare i binari del tram sullo spartitraffico alberato di via Basile era sbagliata e si poteva capire sin dalla fase di progettazione preliminare, ovvero sin dalla fase di concorso di progettazione, che incredibilmente ha premiato proprio questa scelta.
Vero è che il progetto premiato non prevedeva la loro eliminazione, ma in presenza di una piattaforma tranviaria che si spinge fino ad un metro di profondità, si sarebbe potuto capire che non bastava eliminare la catenaria per porre un binario tranviario a pochi centimetri dal fusto degli alberi che, ricordiamolo, sono ficus di grandi dimensioni.
La proposta progettuale migliore era stata scartata
E pensare che un partecipante a quello stesso concorso di progettazione, in forma riservata, ci ha scritto:
“il nostro progetto, escluso, prevedeva il doppio binario tranviario sulla destra di via Ernesto Basile, restringendo il marciapiede che corre lungo la cittadella universitaria. Questa posizione assicurava anche un capolinea intermedio dentro la stazione bus AMAT. Era inoltre prevista la risegatura dello spartitraffico centrale, lato nord, per consentire una doppia corsia per il traffico veicolare nella carreggiata nord. Inoltre, i binari accostati alla cittadella universitaria, evitavano l’attraversamento della carreggiata nord di via Basile”
Una soluzione tecnica più che condivisibile, alla quale probabilmente si farà ricorso adesso. Peccato che sia stata bocciata, a favore di quella sbagliata su cui si è sviluppato il progetto esecutivo, che a causa di questo “dettaglio” (ma non solo…) ha già accumulato un enorme ritardo.
E mentre si discute di modifiche e varianti, c’è un elemento che non aspetta: i costi. I prezzi continuano a crescere anche quando i cantieri non partono. La domanda quindi è inevitabile: quando finalmente si darà inizio ai lavori, basteranno le somme disponibili ? Perché il rischio concreto è che le superficialità iniziali, concretizzatesi già in fase di scelta progettuale, continuino a pesare su un’opera attesa da anni, ancorchè discussa e discutibile.








