Il vero nodo non è il “posto pubblico”, ma la capacità amministrativa
Per anni il dibattito pubblico ha raccontato il Mezzogiorno come un territorio sovraccarico di dipendenti pubblici. Ma i numeri raccontano una realtà più complessa e, per certi versi, opposta.
Uno studio del Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici (REP), ripreso da ItaliaOggi evidenzia che nei Comuni capoluogo del Mezzogiorno gli organici risultano mediamente più ridotti, la spesa per il personale più contenuta e la capacità amministrativa più fragile rispetto al Centro-Nord.
Secondo l’analisi, nei capoluoghi italiani la media è pari a 6,4 dipendenti comunali a tempo indeterminato ogni 1.000 abitanti, ma alcune città meridionali scendono molto sotto questo valore: Caserta e Catanzaro risultano sotto quota 3, mentre realtà come Trieste e Siena superano quota 11.
Il punto, quindi, non è tanto il numero assoluto di dipendenti pubblici quanto la capacità dello Stato locale di funzionare. Perché una macchina amministrativa sottodimensionata non significa soltanto sportelli più lenti: significa minore capacità di progettare opere, seguire bandi, spendere fondi europei, controllare appalti, gestire manutenzioni e garantire servizi.
Quando manca personale, spesso non mancano i soldi: manca chi li spende
Ed è qui che il tema diventa particolarmente interessante per la Sicilia. Da anni assistiamo a ritardi cronici nell’attuazione delle opere pubbliche, fondi che restano inutilizzati, progettazioni che si trascinano per anni, enti che faticano perfino a seguire l’ordinaria amministrazione.
Il tema non è ideologico, ma organizzativo. Non significa sostenere che servano assunzioni indiscriminate. Significa riconoscere che senza strutture tecniche adeguate diventa difficile trasformare risorse disponibili in servizi e infrastrutture reali. Quello che “In Progress” sostiene da sempre: senza una adeguata riforma della Pubblica Amministrazione, con l’adeguamento degli organici, non supereremo mai il problema del divario Sud-Nord.
Al contrario, esso è destinato ad accentuarsi, se continuerà ad essere ripetuta la facile bufala, ormai un luogo comune, del “Sud pieno di statali”.








