LA GARA PER LE LINEE B E C DEL TRAM HA RISCOSSO BEN POCO SUCCESSO, CONFERMANDO IN PIENO I NOSTRI TIMORI

La notizia è dell’altro ieri: la gara per l’ampliamento della rete tranviaria palermitana ha visto pervenire una sola offerta, quella dell’ATI SisScpa-Construcciones y Auxiliar de Ferr.

Una brutta notizia, che soltanto qualche idiota potrebbe accogliere con soddisfazione. La cosa si è puntualmente verificata, ad opera dei soliti sedicenti “esperti” che, sul web, non hanno nascosto la loro esultanza.

Deficienti da tastiera a parte, c’è poco da stare allegri: basti considerare che l’unica offerta pervenuta può sempre essere esclusa dalla gara, magari perché non ha raggiunto il punteggio minimo previsto nella valutazione dell’offerta; o, magari, per carenze documentali non sanabili. Senza entrare troppo nei particolari procedurali, in queste condizioni la gara sarebbe dichiarata deserta e si ripeterebbe il flop completo delle precedenti gare di appalto per gli 8 parcheggi rientranti nel sistema tram. L’ipotesi, per la verità, è remota, ma pur sempre possibile.

In ogni caso, qualche domanda sull’appetibilità dell’appalto, e quindi sulla qualità del progetto, occorrerebbe farsela.

Certamente non escludiamo che c’entri qualcosa l’incremento dei prezzi registrato nell’ultimo anno, a causa della guerra in Ucraina. Ma tale fenomeno ha interessato tutte le gare di appalto pressochè in tutte le categorie di lavori e gli affetti nono sono stati certo gli stessi. Ciò anche alla luce dei provvedimenti legislativi che hanno aperto la strada a meccanismi di compensazione che, almeno in parte, garantiscono le imprese dall’incremento dei prezzi.

Si consideri che i soggetti in grado di realizzare una così consistente infrastruttura (importo a base di gara 402.576.206,44 Euro) non sono pochi, su scala quanto meno europea. Se registriamo un solo partecipante, è evidente che gli elaborati progettuali non hanno convinto, e l’importo a base di gara non è stato considerato remunerativo, tranne che per un solo soggetto.

Appare più che probabile l’esistenza di criticità che riguardano specificatamente l’intervento da appaltare. Le problematiche fatte rilevare da chi scrive, oltre che da un buon drappello di professionisti palermitani (vedi nota inviata all’amministrazione Orlando due anni or sono)evidentemente non erano proprio campate in aria. D’altronde, non dimentichiamo le problematiche sollevate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e dagli stessi verificatori del progetto.

Il cambio dell’amministrazione, intervenuto durante la fase approvativa, ha inciso pochissimo sul progetto: come sappiamo, la giunta Lagalla ha finito con lo sposare pedissequamente le scelte della precedente amministrazione. Ha fatto eccezione soltanto il cambiamento nella priorità, con lo spostamento della linea C e della B in posizione di maggiore importanza rispetto alla A, destinata ad “approfondimenti” non meglio precisati.

In effetti, sarebbe stato un po’ troppo persino con chi sta interpretando in maniera pressochè perfetta la continuità con l’Orlando-pensiero, insistere sulla linea che avrebbe dovuto seguire l’asse longitudinale della città. Non soltanto per le tante riserve sopra cennate, ma anche perché, durante la campagna elettorale, l’attuale sindaco si era detto più che dubbioso sull’ampliamento della rete tranviaria e sulla linea A in particolare.

Accantonata momentaneamente questa linea, resta comunque un progetto a dir poco discutibile, che già in fase progettuale appariva sottostimato in considerazione dei pesanti interventi previsti. Basti ricordare che, pur di restare entro le somme stanziate nell’ambito del “Patto per Palermo” (poi integrate con somme del PNRR), l’onere dello spostamento dei sottoservizi è stato accollato interamente alle municipalizzate. E che l’appalto in considerazione prevede, ad esempio, una cervellotica quanto improbabile risistemazione dello svincolo Einstein.

Lavori costosissimi (e probabilmente, a loro volta, sottostimati) che finiranno per lo sfigurare uno snodo già complesso di suo, peraltro senza la realizzazione della linea che li rendono necessari: il risultato prevedibile sarà il peggioramento della qualità complessiva del traffico in tutta l’area in assenza del sistema di trasporto che avrebbe dovuto attenuare gli effetti delle difficoltà al ai flussi.

Alla luce di tutto ciò, e di quanto sta avvenendo in sede di gara, possiamo fare altre facili previsioni, sulla scia di quanto abbiamo sostenuto a proposito dei parcheggi. Ovvero che pochi avrebbero ritenuto remunerativa e conveniente la loro realizzazione e gestione, essendo tali strutture male ubicate e da realizzare, peraltro in regime di partenariato pubblico-privato, fortemente sbilanciato sul privato, per quanto concerne i costi da sostenere. Anche in questo caso, l’approssimazione e la superficialità sono state figlie della voglia di procedere ad ogni costo, producendo la frittata.

Nel caso dell’appalto delle nuove linee del tram, è facile prevedere che l’unica partecipante alla gara, qualora risultasse aggiudicataria, non mancherà di avanzare, ben presto, le proprie pretese, sotto forma di riserve e richieste di perizie di variante: tutte cose che andranno opportunamente finanziate. Nella certezza che l’amministrazione si troverebbe con le spalle al muro: sarebbe molto difficile respingere le richieste dell’impresa aggiudicataria, rischiando la rescissione contrattuale. In assenza di un secondo classificato nella gara di appalto, non ci sarebbe nessun soggetto pronto a subentrare nei lavori, ed occorrerebbe ricominciare daccapo, con una nuova perizia aggiornata sui lavori restanti (“stato di consistenza” in termini tecnici) ed una nuova gara di appalto.

Se fossimo nei panni del sindaco e del responsabile del procedimento ci metteremmo già alla ricerca dei finanziamenti necessari (ma forse lo stanno facendo già) che, vista l’entità delle somme in gioco, molto probabilmente verranno reperiti a discapito delle altre linee ancora da realizzare. Chissà che questa problematica a dir poco complessa non porti l’attuale amministrazione a più miti consigli.

Il miracolo sarebbe la rinuncia alla linea A, che magari potrebbe suggerire l’idea di dedicarsi, finalmente, alla realizzazione della metropolitana automatica leggera. Anche in quel caso sarebbe necessario reperire fondi ingenti ma quantomeno avremo un sistema di trasporto pubblico all’interno della città in grado di risolvere veramente i suoi annosi problemi di traffico.

Più che un’ipotesi, una nostra pia illusione, vista la scarsa lungimiranza dei pubblici amministratori dell’ultima generazione; molto attenti a non promettere cose, ed opere, di cui qualcun altro si assumerebbe i meriti.