Quello che succede a Genova ci dimostra quanto sia importante passare dalle parole ai fatti, quando si parla di Opere Pubbliche

 

Proprio ieri hanno preso il via i lavori per il Tunnel subportuale di Genova. Si tratta della prima galleria sottomarina mai realizzata in Italia e il più grande d’Europa, con un tracciato di 3,4 km e una profondità massima di 45 metri. L’investimento complessivo è di 1 miliardo di Euro.

L’opera risolverà finalmente l’annoso problema dell’attraversamento della città, che oggi avviene attraverso un’antiestetica sopraelevata che si snoda tra l’area portuale ed il centro storico; tra qualche anno sarà soltanto un ricordo, perché destinata alla demolizione. Attraverso il nuovo tunnel, che passerà sotto il porto, non soltanto sarà agevolato il collegamento tra le estremità est ed ovest della città, ma sarà consentito un accesso più rapido al porto, attraverso appositi svincoli. Gli imbocchi del tunnel saranno perfettamente inseriti nel contesto urbano, che verrà completamente riqualificato con massiccio ricorso ad aree verdi.  In tal senso è stata avviata una collaborazione con Renzo Piano Building Workshop, con l’obiettivo di recuperare e riqualificare le aree della città dove il Tunnel torna in superficie e diventa parte integrante della struttura urbana.

Un’infrastruttura che, da sola, basterebbe a cambiare il destino di una città. Ma è soltanto un tassello di un enorme sforzo infrastrutturale che sta conoscendo il capoluogo ligure. Dove, da un anno, si lavora alla nuova diga foranea che consentirà di allargare l’accesso al porto, rendendolo idoneo all’attracco delle grandi navi portacontainers provenienti dall’Estremo Oriente. L’investimento complessivo è di 1,3 miliardi, anche se alcuni esperti sostengono che, a fine lavori, la diga costerà molto di più.

Entro fine 2024 dovrebbe partire la fase esecutiva della Gronda: un sistema autostradale che consentirà di bypassare lato monte la città, collegando le autostrade che costeggiano la Liguria in direzione est-ovest con la A7 verso Milano. Un’opera che costerà complessivamente 2 miliardi.

Ma non basta. E’ ormai in fase di ultimazione il cosiddetto “Terzo valico” ovvero la terza ferrovia a doppio binario destinata a collegare Genova con la pianura padana: 53 km di linea, 37 dei quali in galleria. A differenza della linea storica e della cosiddetta “succursale del Giovi”, questa ferrovia presenta caratteristiche da Alta velocità ed Alta Capacità: consentirà quindi di raggiungere Milano in meno di un’ora, mentre adesso ne occorre una e mezza, e di consentire il passaggio di treni merci da 750 metri di lunghezza da e per il porto genovese. Anche trascurando altri interventi minori, ma comunque fondamentali come lo skymetro e lo scolmatore del Bisagno, si tratta di uno sforzo infrastrutturale senza precedenti per la città di Cristoforo Colombo.

In tutto questo ha avuto certamente un ruolo il disastro del Ponte Morandi, dal quale Genova ha saputo non soltanto risollevarsi egregiamente, ma anche rilanciarsi come città-chiave del sistema economico settentrionale. Un esempio da seguire anche per le città meridionali, dove la condizione economica è in emergenza da decenni, costringendo decine di migliaia di giovani a lasciare la propria casa per cercare fortuna altrove.

Ma a fronte di alcune opere si stanno già realizzando, come l’asse ferroviario ad alta capacità Messina-Catania-Palermo, manca ancora la consapevolezza del ruolo che le infrastrutture di trasporto possono assumere per cambiare il destino delle grandi aree urbane.

A Palermo solo da poche settimane è stato avviato il Dibattito Pubblico per scegliere il tracciato della Tangenziale. Un’opera attesa da almeno 50 anni, che darebbe respiro ad una città che si pone al 10° posto al mondo per traffico. Migliorando anche l’accessibilità dell’aeroporto Falcone-Borsellino, raggiungibile da est solo attraversando la città. Tuttavia, oltre a scegliere il tracciato migliore, occorre ancora redigere il progetto definitivo, appaltare l’opera ed eseguire i lavori; ma soprattutto trovare i 3 miliardi necessari, a cui sembra che nessuno stia pensando, alle falde di Monte Pellegrino.

A Catania si discute da almeno un quarto di secolo sull’attraversamento ferroviario del centro storico, che peraltro fa parte proprio del corridoio ad Alta Capacità ME-CT-PA. Solo di recente è stata individuata la soluzione definitiva che, come a Genova, prevede un tunnel nell’area portuale, e ne è stata avviata la progettazione definitiva. Siamo quindi molto lontani dalla concreta realizzazione dell’intervento, per il quale occorrono circa 700 milioni di euro.

A Messina non si riesce ancora a cogliere appieno l’occasione costituita dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto, che non è soltanto il più lungo ponte sospeso al mondo: prevede opere accessorie e di collegamento in grado, letteralmente, di cambiare il volto della città. Anche più che a Genova dove, come abbiamo visto, è stato chiamato Renzo Piano per migliorare l’inserimento degli interventi previsti nel contesto urbano.

Nella città peloritana, invece, si preferisce mettere apertamente in discussione l’opera, i cui lavori partiranno già la prossima estate. Assistiamo persino, da mesi, alle audizioni di una Commissione consiliare impegnata nella soluzione del dilemma: il Ponte si può fare o no? Alle quali sono stati invitati tutti: luminari come Enzo Siviero, esponenti della Stretto di Messina e degli Ordini professionali ma anche, per una sorta di “par condicio”, chiunque avesse un’idea contraria al Ponte. Tutto il campionario degli ambientalisti locali, ovviamente, ma anche seri professionisti che, pur non avendo mai progettato neanche un ponticello, espongono le proprie perplessità sull’opera con dotte dissertazioni tecniche. Manco fossero di fronte al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Chi rappresenta i cittadini messinesi, in 07tal modo non soltanto pretende di assumere un ruolo tecnico assolutamente al di fuori dei propri compiti istituzionali, ma perde di vista un aspetto ormai urgente: preparare la città alla realizzazione dell’opera. I cittadini, gli imprenditori, il tessuto sociale devono esser consapevoli di quest’occasione unica che, anziché negata, deve essere gestita.

A Genova lo hanno fatto, dalle nostre parti, a Messina e non solo, si preferisce assumere un atteggiamento tafazziano che rischia di costare caro.

tunnel suportuale GENOVA