Quindici chilometri interamente sotterranei, 21 stazioni e treni driverless ogni 90 secondi. La Linea Blu collega Linate a San Cristoforo in 30 minuti e punta a sottrarre ogni giorno 180 mila spostamenti all’automobile.
La M4 di Milano, la Linea Blu della metropolitana, è oggi una delle infrastrutture urbane più importanti realizzate in Italia negli ultimi anni. Completata nell’ottobre 2024, attraversa la città da est a ovest collegando l’aeroporto di Linate con la stazione di San Cristoforo lungo un percorso di circa 15 chilometri e 21 stazioni, interamente in sotterraneo. L’intero tragitto viene coperto in circa 30 minuti, mentre da Linate a San Babila, nel cuore di Milano, ne bastano appena 12.
Il progetto, realizzato da un raggruppamento guidato da Webuild, ha adottato un sistema ad automazione integrale, con treni senza conducente e porte automatiche di banchina. La capacità teorica raggiunge 24 mila passeggeri l’ora per direzione, con frequenze che nelle ore di punta possono scendere fino a 90 secondi. Secondo le stime indicate da Webuild, la linea può trasportare fino a 86 milioni di passeggeri l’anno.
Una linea costruita per fare rete
La forza della M4 non sta soltanto nella velocità del collegamento con l’aeroporto. La linea è stata progettata per inserirsi nella rete complessiva della mobilità milanese, con due interscambi con le altre metropolitane, a San Babila con la M1 e a Sant’Ambrogio con la M2, e tre connessioni con il sistema ferroviario suburbano a Forlanini FS, Dateo e San Cristoforo. A questi si aggiunge naturalmente l’interscambio diretto con l’aerostazione di Linate.
Con l’entrata in esercizio della M4, la rete metropolitana milanese ha raggiunto complessivamente circa 118 chilometri, collocandosi tra le più estese d’Europa.
La nuova linea viene inoltre associata a un impatto significativo sulla mobilità privata: Webuild stima una riduzione potenziale di circa 180 mila viaggi in automobile al giorno e di circa 75 mila tonnellate di CO₂ all’anno.
Scavare sotto il cuore di Milano
La costruzione della M4 ha richiesto interventi particolarmente complessi, soprattutto nel passaggio sotto il centro storico. Le gallerie sono costituite da due canne a binario singolo, una per ciascun senso di marcia, scavate anche a profondità dell’ordine dei 20 metri, con punte di circa 30 metri.
Sono state utilizzate sei TBM, insieme a tecniche specialistiche di consolidamento dei terreni. Nei punti più delicati si è fatto ricorso anche al congelamento artificiale mediante azoto liquido a -196 °C, così da stabilizzare temporaneamente il terreno durante gli scavi e limitare i rischi per gli edifici sovrastanti.
Anche la gestione delle terre di scavo è stata organizzata per ridurre l’impatto dei cantieri: un sistema di nastri trasportatori sotterranei ha consentito, secondo Webuild, di evitare il transito di circa 75 mila camion nel centro della città.
Non soltanto una metropolitana
La realizzazione della linea è stata accompagnata da un vasto programma di sistemazione degli spazi urbani in superficie. Lungo il tracciato sono stati riqualificati circa 246 mila metri quadrati di città, dei quali 66 mila destinati a verde, con la piantumazione di circa 1.900 alberi.
È probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza milanese: la metropolitana non è stata trattata soltanto come un’infrastruttura di trasporto sotterranea, ma come occasione per ridisegnare interi pezzi di città, migliorare gli interscambi e restituire nuovi spazi alla superficie.
La M4 mostra così quanto possa incidere sulla mobilità urbana una linea ferroviaria progettata non come opera isolata, ma come elemento di una rete integrata. Aeroporto, centro storico, ferrovie suburbane e altre linee metropolitane vengono collegati all’interno dello stesso sistema, con frequenze e capacità tali da rendere il trasporto pubblico realmente competitivo rispetto all’automobile.
Fonte principale: Webuild / We Build Value.








