La Regione smentisce i ritardi dell’Ente Parco e attribuisce il blocco alle dimissioni del Comitato tecnico scientifico. Ma resta una domanda: è normale che bastino poche dimissioni per fermare tutto?
Fa discutere il caso del Parco dell’Etna, finito al centro delle polemiche dopo il rinvio della ventesima edizione della Etna Marathon, storica manifestazione internazionale di mountain bike prevista inizialmente a giugno e rinviata a settembre per problemi autorizzativi.
Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, l’iter autorizzativo era stato avviato già a gennaio e completato con la documentazione richiesta, inclusa la procedura ambientale VIncA, ma si sarebbe fermato al passaggio finale presso il Comitato Tecnico Scientifico del Parco, impossibilitato a riunirsi. Cinque componenti su nove, infatti, hanno fatto un passo indietro, facendo venire meno il numero legale.
Dimissioni rese per protesta, visto che venivano interpellati, praticamente, per qualsiasi cosa: dal muretto di cinta alle richieste per prelevare acqua. Ciò, secondo i dimissionario, a causa dell’interpretazione “estensiva” delle loro competenze, sostenuta dal nuovo direttore reggente Giuseppe Battaglia – che è anche dirigente generale del dipartimento Urbanistica della Regione, in carica da ottobre.
Il comunicato della Regione siciliana
A seguito delle notizie circolate, è arrivata la presa di posizione ufficiale della Regione Siciliana, che riportiamo integralmente e senza modifiche, come richiesto.
“In merito alle notizie di stampa su presunti ritardi da parte dell’ente Parco dell’Etna e, in particolare, sullo slittamento a settembre di una manifestazione sportiva programmata per il prossimo mese di giugno, l’assessorato al Territorio e ambiente della Regione Siciliana fa sapere che l’iter istruttorio, comprensivo del termine di 30 giorni per la pubblicazione della procedura VINCA, è stato concluso il 24 aprile scorso, ed inoltrato al Cts, Comitato tecnico scientifico del Parco dell’Etna…”
“Alcuni componenti del Comitato tecnico scientifico del Parco dell’Etna” continua il comunicato ” hanno rassegnato le dimissioni, facendo, di fatto, venire meno il numero legale per la corretta composizione dell’organo collegiale e, conseguentemente, impedendo all’organismo di esprimere pareri su diverse pratiche già inserite nell’ordine del giorno. La questione è stata già rappresentata dal presidente dell’Ente Parco all’assessore al Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana che sta provvedendo all’immediato reintegro dei componenti dimissionari.”
Una nota non basta
Se davvero – come sostiene la Regione – l’istruttoria era stata conclusa già il 24 aprile e il blocco è nato esclusivamente per la perdita del numero legale del Comitato, allora il tema diventa ancora più serio. Possibile che nel 2026 un ente pubblico possa andare sostanzialmente in stallo perché alcuni componenti di un organismo consultivo si dimettono?
Insomma, la burocrazia ed i bizantinismi, in Sicilia, la fanno da padroni. Non di fronte ad una pratica privata o ad una questione marginale, e sarebbe già grave, ma ad una manifestazione che da vent’anni porta persone, presenze turistiche, visibilità internazionale e indotto economico alle pendici dell’Etna. Operatori che programmano viaggi, prenotazioni, logistica, promozione del territorio. Alla faccia del tanto decantato turismo a cui si vorrebbe aggrappare chi non ha idee migliori per sviluppare un territorio che conta 5 milioni di abitanti. Anzi, contava, visto che diminuiscono sempre di più. Chissà perchè…








