Dopo oltre un decennio di isolamento ferroviario, si definisce “proficuo e illuminante” un incontro con RFI mentre i cantieri restano lentissimi e le date continuano a slittare
La linea ferroviaria Palermo–Trapani via Milo è chiusa dal 2013. Tredici anni. Un tempo enorme per un’infrastruttura strategica della Sicilia occidentale, che collega due dei principali centri dell’isola e che avrebbe dovuto rappresentare una direttrice moderna, veloce e competitiva rispetto al trasporto su gomma. La cui apertura era preannunciata per settembre 2025 (vedi nostro articolo)…
L’ipotesi più ottimistica, invece è quella della conclusione dei lavori nel 2028. Un’ipotesi che appare già oggi difficilmente credibile osservando lo stato reale dei cantieri, resa nota a seguito di un incontro tra Salvatore Quinci, presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani (che, finalmente, si muove dopo 13 anni di attesa…) ed i vertici di Rete Ferroviaria Italiana. Eppure l’incontro viene definito “proficuo ed illuminante” dallo stesso Quinci.
Già nei mesi scorsi avevamo evidenziato tutte le criticità dell’opera nell’articolo di Siciliainprogress “Ferrovia Palermo–Trapani via Milo, dopo 13 anni ancora nessuna certezza”, sottolineando come il cronoprogramma ufficiale continuasse a perdere credibilità. I fatti stanno andando esattamente in quella direzione.
Sul sito ufficiale del Gruppo FS si continua ancora oggi a indicare il completamento “dal 2026 per fasi”. Ma nel frattempo le notizie che arrivano dal territorio raccontano altro: avanzamenti minimi, cantieri rallentati e continui slittamenti. Non a caso già alla fine del 2025 si parlava apertamente del rischio concreto di arrivare al 2029, con avanzamenti attorno appena al 10%.
La pezza peggiore del buco…
La cosa più surreale è che si tenta ancora di far passare il problema come se esistessero misteriosi ostacoli burocratici o autorizzativi: si è parlato infatti della presenza lungo il tracciato ferroviario di 69 tombini d’epoca e di due condotte idriche che hanno richiesto una lunga interlocuzione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani. Ma si tratta della classica pezza peggiore del buco: come tutti i progetti di Opere Pubbliche, si presume che anche quello della riqualificazione della “via Milo” avesse tutti i necessari pareri, compreso quello della Sovrintendenza, prima ancora di andare in gara. Grave sarebbe il contrario.
Sulla storia delle due condotte idriche, poi, non sappiamo se ridere o piangere. Atteso che, anche in questo caso, la loro presenza avrebbe dovuto essere arcinota prima ancora di mettere mano al progetto, ci chiediamo quali sarebbero i ritardi della nuova linea ferroviaria Bicocca-Catenanuova, entrata in esercizio nel novembre scorso, dove è stato necessario spostare decine e decine di km di reti idriche.
Quindi la domanda è inevitabile: cosa è successo davvero?
Il paradosso del collegamento ferroviario dell’aeroporto di Birgi
A rendere il tutto ancora più grottesco è un passaggio riportato dall’articolo di TrapaniSì, nel quale si legge:
“…Ci sono notizie anche sul collegamento ferroviario con l’aeroporto “Vincenzo Florio” di Birgi. I lavori per la connessione alla Stazione ferroviaria proseguono regolarmente e il percorso sarà presto funzionante, consentendo una migliore integrazione tra trasporto su ferro e traffico aeroportuale….”
E qui viene spontanea una domanda: ma non dovevano collegare il “Vincenzo Florio” con il “Falcone Borsellino”? Si, perchè per anni si è parlato della necessità strategica (tutta da dimostrare, ma tant’è…) di creare un asse ferroviario efficiente tra i due aeroporti della Sicilia occidentale, Palermo e Trapani, sfruttando proprio la riattivazione della via Milo per realizzare collegamenti rapidi, competitivi e finalmente degni di una regione moderna.
Oggi invece ci si accontenta di annunciare genericamente il “collegamento ferroviario con Birgi”, come se bastasse avere una fermata nei pressi dell’aeroporto per risolvere il problema. Senza la via Milo disponibile, lo faranno tramite il tragitto via Castelvetrano, ovvero in oltre 3 ore ??
Da Trapani a Palermo solo bus o 4 ore via Castelvetrano il gommato
Nel frattempo pendolari e territori continuano a pagare il prezzo di una situazione assurda. Trapani resta collegata a Palermo, via ferro, principalmente attraverso la lunga deviazione via Castelvetrano, con tempi di percorrenza molto più elevati rispetto a quelli che si potrebbero ottenere con la riattivazione della via Milo. RFI stessa ammette che il ripristino consentirebbe di recuperare fino a 70 minuti di viaggio.
Il mercato, quindi, rimane interamente appannaggio delle compagnie private dei bus, che gongolano da tredici anni. E potranno farlo ancora per un bel pezzo, alla luce di incontri “proficui ed illuminanti” come quello di qualche giorno fa.
Eppure parliamo di una direttrice ferroviaria fondamentale per la mobilità della Sicilia occidentale, per l’aeroporto di Trapani Birgi, per il collegamento tra le province e per la competitività stessa del trasporto ferroviario regionale.
Ciò che rende incomprensibile e paradossale il silenzio istituzionale che per anni ha accompagnato questa vicenda, salvo risvegliarsi oggi davanti all’ennesimo rinvio. Nel frattempo, il territorio continua ad aspettare.








