Il biglietto da 5 euro per accedere a uno dei simboli dell’Etna scatena polemiche, ricorsi e accuse di privatizzazione. Il Parco e la Regione dicono di non sapere nulla

Da giovedì 2 ottobre l’accesso ai Crateri Silvestri sull’Etna, uno dei punti panoramici più visitati e iconici del vulcano, non è più libero: per entrare occorre pagare un biglietto di 5 euro. La misura, introdotta unilateralmente dal gestore privato dell’area – il gruppo Russo Morosoli / Funivia dell’Etna, che sostiene di essere proprietario dei terreni dal 1997 – è stata giustificata come un “contributo per il decoro e la sicurezza”, utile a finanziare pulizia, manutenzione e gestione dei flussi turistici. Il gruppo, per completezza di informazione, è quello che, tramite la Funivia dell’Etna, propone escursioni fino ad alta quota mediante un pacchetto Funivia + bus 4×4 + guida, alla modica cifra di € 68 a persona (tariffa adulto, € 50 ridotto).

La decisione, improvvisa quanto inattesa, sta (comprensibilmente) scatenando un’ondata di critiche e polemiche. Il gestore difende la scelta, affermando che il contributo è minimo, serve a garantire decoro e sicurezza, e non penalizzerà i residenti siciliani, che potranno accedere gratuitamente. Ma le proteste non si sono di certo placate

In prima linea il deputato regionale Ismaele La Vardera, che già questa estate aveva denunciato clamorosamente gli accessi controllati da tornelli in alcune spiagge pubbliche. Il deputato ha subito denunciato l’iniziativa affermando che si sta cercando di “privatizzare” un bene che è patrimonio UNESCO, e ha chiesto un’ispezione da parte dell’Ente Parco per verificare la legittimità dell’operazione.

Il commissario straordinario del Parco dell’Etna ha dichiarato di non aver rilasciato alcuna autorizzazione né ricevuto alcuna comunicazione formale riguardo all’introduzione del ticket. L’Ente Parco, istituzione pubblica responsabile della tutela e della gestione ambientale del vulcano, si è detto estraneo alla decisione e ha annunciato verifiche e ispezioni per accertare la legittimità dell’iniziativa.
Una situazione che apre una questione giuridico-amministrativa rilevante: è possibile introdurre un pedaggio in un’area naturale compresa nel perimetro del Parco e riconosciuta patrimonio UNESCO, senza coinvolgere gli enti di tutela?

GLI SCIENZIATI: “UN GESTO INACCETTABILE”

Durissima la posizione dell’Associazione Italiana di Vulcanologia (AIV), che ha diffuso una nota ufficiale definendo “inaccettabile” l’idea di monetizzare l’accesso a un cratere vulcanico che rappresenta un bene collettivo, di valore scientifico e culturale universale.

L’AIV sottolinea che i Crateri Silvestri sono una delle principali mete di divulgazione e didattica, frequentati da scuole e visitatori di tutto il mondo, e che un biglietto rischia di limitare la fruizione pubblica e di “snaturare” il significato del sito.

GLI AMBIENTALISTI RICORRONO

Anche il mondo dell’associazionismo si mobilita. L’associazione Natura Sicula ha annunciato la presentazione di un ricorso contro il provvedimento, ritenendolo illegittimo in quanto non supportato da alcun atto amministrativo formale e in potenziale contrasto con le norme di tutela paesaggistica e ambientale.

Secondo gli ambientalisti, l’Etna non può essere “a pagamento”: è un bene comune, e ogni forma di privatizzazione dell’accesso rappresenta un precedente pericoloso.

IL NOSTRO COMMENTO

Saremo ripetitivo, ma continuiamo a chiederci, ed a chiedere a voi che ci seguite: non dovevamo “vivere di solo turismo”? Al di là della provocazione, insita nella falsità di questo assunto (il turismo è un’attività a basso valore aggiunto, non può offrire un reddito soddisfacente a 5 milioni di siciliani e, comunque, occorrerebbe decuplicare le attuali presenze turistiche) che ci viene propinato da almeno 50 anni, ci si aspetterebbe un minimo di sforzo per implementare questa attività. Invece, non bastando i tornelli alle spiagge, adesso si permette di controllare, con tanto di pedaggio, l’accesso ai beni pubblici anche in alta montagna!

Possibile che alla Regione Siciliana, ente responsabile della gestione del territorio e della vigilanza sul Parco, e allo stesso Ente Parco non ne sappiano niente?

Come può una decisione con effetti diretti sull’immagine e sulla fruizione del principale attrattore turistico dell’isola essere presa senza un percorso condiviso, trasparente e pubblico? L’Etna è un simbolo mondiale, non un parco privato. Se si comincia a far pagare un cratere, cosa sarà il prossimo? Una tassa per guardare un tramonto?

Mentre i visitatori si trovano improvvisamente di fronte a un tornello e un ticket, la Regione Siciliana – attraverso l’Assessorato al Territorio e Ambiente, cui spetta la vigilanza sull’Ente Parco – non ha ancora espresso una posizione ufficiale.
Ma in gioco c’è molto più di cinque euro: c’è il principio stesso del diritto di accesso alla natura e la credibilità di una politica che continua a proclamare lo sviluppo turistico come priorità, salvo poi trascurare il governo dei propri beni più preziosi.