La fine annunciata di Aerolinee Siciliane ripropone una domanda che in Sicilia ritorna ciclicamente: è davvero possibile far nascere una compagnia aerea regionale in un mercato dominato dai grandi vettori?

La notizia è ormai ufficiale. L’assemblea straordinaria degli azionisti di Aerolinee Siciliane S.p.A. ha deliberato lo scioglimento della società e la sua messa in liquidazione. Una decisione che arriva appena poche settimane dopo il mancato decollo dei voli annunciati per la fine di maggio e che chiude, almeno per il momento, l’ennesimo tentativo di dare alla Sicilia una propria compagnia aerea. (La Sicilia)

Nella nota diffusa dalla società, il direttore generale Luigi Crispino annuncia inoltre di aver chiesto al liquidatore di valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli organi amministrativi e dichiara di aver incaricato un pool di legali di verificare possibili profili di rilevanza penale. «Vorrei sapere chi ha deciso di fermare i voli della compagnia», afferma Crispino, parlando di una società ad azionariato popolare che, a suo dire, non avrebbe dovuto trasformarsi in un terreno di scontri interni. (La Sicilia)

Una notizia che non ci sorprende

Per chi segue da anni il settore, però, la liquidazione di Aerolinee Siciliane rappresenta più la conferma di un copione già visto che una sorpresa.

Appena pochi giorni fa avevamo pubblicato l’articolo “La Sicilia ci riprova: da Air Sicilia a Etna Sky, trent’anni di compagnie aeree nate nell’Isola”, ripercorrendo la lunga lista di progetti che, dagli anni Novanta a oggi, hanno cercato di ritagliarsi uno spazio nel mercato dell’aviazione commerciale siciliana senza riuscire a consolidarsi.

La nostra analisi non voleva essere una bocciatura preventiva di Aerolinee Siciliane né tantomeno di altri progetti imprenditoriali. Al contrario, evidenziava come il settore sia caratterizzato da barriere d’ingresso elevatissime, costi enormi, margini ridotti e una concorrenza dominata da gruppi internazionali e compagnie low cost ormai consolidate.

Non a caso avevamo scritto che il progetto Aerolinee Siciliane destava perplessità proprio a causa dei continui rinvii accumulati negli anni e del mancato avvio operativo, mentre su Etna Sky pesavano gli interrogativi legati a un piano industriale molto ambizioso e alla difficoltà di entrare in un mercato estremamente competitivo.

La domanda ora riguarda Etna Sky

Dopo la liquidazione di Aerolinee Siciliane è inevitabile che l’attenzione si concentri sull’altro progetto siciliano oggi in fase di sviluppo, Etna Sky. Non perché vi siano elementi che facciano prevedere un analogo epilogo, ma perché il mercato del trasporto aereo continua a presentare le stesse difficoltà che hanno messo in crisi numerose iniziative nate nell’Isola

Naturalmente nessuno può prevedere il futuro e sarebbe scorretto trarre conclusioni affrettate. Etna Sky è un progetto diverso, con una propria struttura societaria e un proprio piano industriale.

Tuttavia, il fallimento dell’ennesimo tentativo siciliano dimostra quanto sia difficile trasformare l’entusiasmo iniziale in una compagnia capace di operare stabilmente sul mercato.

Negli ultimi trent’anni la Sicilia ha visto nascere numerosi progetti imprenditoriali nel trasporto aereo, spesso accompagnati da grandi aspettative e da una forte attenzione mediatica. Pochissimi, però, sono riusciti a sopravvivere nel tempo.

Più che tifare per l’una o per l’altra iniziativa, sarebbe forse il momento di interrogarsi sulle ragioni strutturali che continuano a rendere così fragile questo tipo di operazioni. Perché, se la storia continua a ripetersi, il problema probabilmente non riguarda soltanto le singole società, ma anche il contesto economico e competitivo nel quale sono chiamate a operare.

Per questo continueremo a seguire con attenzione anche l’evoluzione di Etna Sky, augurandoci che possa dimostrare, con i fatti, di riuscire dove molti altri prima hanno fallito. Ma dopo l’epilogo di Aerolinee Siciliane, una domanda resta inevitabile: questa volta sarà davvero diverso?