Agrigento, la diga Castello ha raggiunto limite autorizzato: acqua rilasciata in mare. Secondo la Regione “quantità modesta”
Ma non c’era la siccità in Sicilia? Dove sono finiti gli “esperti” della Regione siciliana e della Protezione Civile che ci spiegavano che non pioveva “da anni” e quindi era questo il motivo per cui non arrivava acqua nei rubinetti?
Che questa fosse una bufala per nascondere incompetenza e mancanza di cura delle infrastrutture idrauliche siciliana, lo avevamo capito da anni. E lo avevamo scritto, nero su bianco (QUI un nostro articolo di agosto 2024), ma anche testimoniato nell’ambito di un nostro reportage video con la straordinaria partecipazione di Gian Antonio Stella, nel mese di marzo dello scorso anno.
Sversa in mare anche l’invaso Castello
Adesso ci arriva un’altra notizia, non proprio inaspettata: lo sversamento in mare dell’acqua dell’invaso Castello, nell’agrigentino. Succede nella terra della siccità perpetua perchè… piove, e tanto, da settimane, anzi mesi. Al punto che molti dei nostri invasi si stanno riempiendo, ma non fino all’orlo: fino al livello “consentito”, ovvero autorizzato. Perchè gli sbarramenti non sono collaudati, ed in Sicilia sono la maggior parte: 26 su 40! Ed il livello consentito riduce di moltissimo la capacità di trattenere il “prezioso liquido”.
Lo sanno gli agricoltori del trapanese, che da novembre scorso assistono, inermi, allo sversamento in mare del limitatissimo invaso Trinità. Ma la stessa cosa, come riferivamo nel nostro articolo di 5 giorni fa, avviene per Scanzano, Santa Rosalia, Rubino, Pozzillo e Olivo.
La nota della regione siciliana
Sulla vicenda del lago Castello, che ha fatto (ovviamente) scalpore, interviene la Regione siciliana, con una nota, che riportiamo:
“La diga Castello è un invaso destinato a uso irriguo. Le precipitazioni dell’ultimo mese hanno determinato un volume in ingresso al serbatoio di circa 12 milioni di metri cubi con il conseguimento della massima quota autorizzata dall’organo di vigilanza. Per ragioni di sicurezza, quindi, come previsto dal Documento di Protezione Civile, è stato avviato il rilascio in alveo di una parte molto modesta di acqua contenuta all’interno della diga, circa due metri cubi al secondo. Allo stesso tempo è stato attivato l’adduttore a valle dello sbarramento che sta consentendo il progressivo riempimento delle vasche e l’accumulo dell’acqua in eccesso, che servirà per scopi irrigui.”
Ma la toppa è peggiore del buco
Ancora una volta, però, alla Regione siciliana tentano di minimizzare le evidenti inefficienze di un sistema che non funziona da decenni; anzi, non ha mai funzionato. Invero, non è soltanto colpa dell’attuale governo, ultimo arrivato di una lunga lista di responsabili. Ma, quanto meno, quest’ultimo potrebbe evitare di offendere l’intelligenza di chi legge i suoi comunicati stampa.
Basta rammentare che, se si aprono le paratie di un invaso, non esce “poca acqua”, ma esce “tutta” l’acqua: tutta quella che cade nel bacino imbrifero che alimenta l’invaso, per il semplice motivo che il lago non può contenere più acqua di quella autorizzata. Che sia tanta o poca, l’acqua sversata, dipende da Giove Pluvio, non dal Presidente della Regione o dal suo addetto stampa.
Inoltre, quando si parla di due metri cubi al secondo come di una quantità “molto modesta” si dimentica che la stessa quantità è, all’incirca, quella che alimenta l’intera città di Palermo. Dove, infatti, ancora si festeggia per aver recuperato dal fiume Oreto, proprio nei giorni scorsi, circa 100 litri/secondo (0,1 mc/s, un ventesimo di quella buttata a mare dal lago Castello). Tutta da capire, poi, la storia delle vasche per “l’accumulo dell’acqua in eccesso” (?) alimentate dall’adduttore a valle dell’invaso.
Quindi, il nostro consiglio spassionato a chi lavora (o dovrebbe farlo) per risolvere la “crisi idrica” (non la “siccità”) siciliana è di cominciare a fare qualcosa di concreto, anzichè esibirsi in maldestri comunicati stampa. Evitiamo di mettere pezze peggiori del buco e cominciamo, ad esempio, a collaudare le dighe. Cosa che, inspiegabilmente, si continua a rimandare a chissà quando, mentre invece sono stati installati a tempo di record dei discutibilissimi e costosissimi dissalatori. A pochi metri da quel mare che ha appena ricevuto le acque della diga Castello.








