QUANDO LA POLITICA IGNORA LA TECNICA, NEL CAMPO DEI TRASPORTI, NON RESTANO CHE I VUOTI PROCLAMI – L’ERRORE DI PUNTARE TUTTO SUGLI AEROPORTI

Da qualche tempo a questa parte la parola “aeroporto” è tra le più gettonate nei comunicati stampa; soprattutto se si parla di quello di Palermo. Il nuovo collegamento Genio express é stato concepito per arrivare veloci veloci all’aeroporto (in 36 minuti). Verso l’aeroporto si autorizza una nuova linea di bus da e per Cinisi e Terrasini. E, dulcis in fundo, anche l’anello ferroviario di Palermo, la cui stazione più vicina dista 30 km dall’aeroporto, servirà a collegarlo con il porto.

Questo stando almeno a quanto comunicato da RFI e ripreso, paro paro, in una dichiarazione del presidente Schifani. Ora, che l’anello ferroviario possa servire a collegare il Porto con il territorio, e quindi con il “Falcone Borsellino”, è vero. Ma è altrettanto vero che si tratta di una linea dedicata al trasporto pubblico di massa. E non ricordiamo masse di viaggiatori che da un qualsiasi aeroporto si recano ad un porto o viceversa.

C’è un’altra interpretazione di questa suggestiva dichiarazione: che riguardi le merci. Ma ciò è improbabile, visto che nella ferrovia che anticamente venne creata proprio per trasportare le merci da e per il porto, oggi trasformata in un’improbabile linea metropolitana, il raccordo con il porto non c’è più. Ma, anche se ci fosse, o venga realizzato in futuro, non ricordiamo merci scaricate al porto, spostate via treno per 40 km, portate dalla stazione ferroviaria sotterranea di Punta Raisi, tra scale mobili ed ascensori, in pista, e caricate in un aereo cargo; o viceversa.

Eppure, questa cosa dell’aeroporto inserito in ogni discorso che riguarda i trasporti, affascina, e viene ripetuta come un mantra. Spesso, a farlo, sono gli stessi soggetti che continuano a cercare di convincerci che “vivremo di solo turismo“. Nel frattempo, casualmente, stiamo morendo.

Forse perchè con il solo turismo la Sicilia non può viverci. Così come non potrebbe viverci qualsiasi territorio delle stesse dimensioni che conti 5 milioni di abitanti, a cui occorre dare un reddito, per evitare che diventino sempre di meno. Ma questo i nostri politici continuano a non volerlo capire. E si ostinano a puntare su quello che, secondo loro, rappresenta l’unico modo di trasporto da prendere in considerazione: quello aereo. La principale modalità di ingresso per le frotte di turisti che da tutto il mondo non pensano ad altro che a raggiungere la nostra meravigliosa terra.

E che, in quanto tale, è gestita in regime di sostanziale monopolio dalle poche compagnie aeree operanti tra Sicilia e Continente. Portarle da due a tre, come è successo da quando, con il plauso della presidenza della Regione, Aeroitalia si è aggiunta ad ITA e Ryanair, evidentemente non è servito a nulla. Se è vero, come è vero, che fino a ieri abbiamo assistito alle proteste social di chi è stato costretto a pagare 500 € per un Milano-Catania, residente o turista che sia.

Nel secondo caso, a fronte di cotante tariffe, magari il malcapitato visitatore vorrebbe trovare dalle nostre parti gli stessi servizi di cui può usufruire in mille altri posti al mondo. Parliamo di alberghi, musei, pinacoteche, aree espositive, parchi tematici e persino spiagge. Ma anche trasporti adeguati alle esigenze di chi, altrove, riesce ad utilizzare mezzi moderni ed efficientissimi, come i treni, per girare il territorio, oltre che per arrivarci dall’esterno.

D’altronde, ci sarà pure un motivo per cui la nostra bella terra, con il suo tanto decantato mare e le incomparabili bellezze naturali, artistiche ed architettoniche si trovi soltanto al settimo posto fra le regioni italiane, nella classifica degli arrivi dall’estero. Un dato che, come tutti i numeri, ha il pregio di sbugiardare la vuota retorica e riportarci con i piedi per terra, a contatto con la cruda realtà.

TURISMO PRESENZE STRANIERE

Che d’altronde, ci riferisce anche di siciliani che di vivere di turismo non ne vogliono proprio sapere e vengono bellamente ignorati dai loro rappresentanti. A costoro, che proprio non vogliono saperne di fare i cuochi, i camerieri o gli animatori, non resta altro che emigrare, al ritmo di 50.000 l’anno, per andare a fare gli ingegneri, gli architetti, i consulenti finanziari e tanto altro nel ricco nord o all’estero. Dove nessuno, sano di mente, si sogna di puntare tutto sul turismo, pensando invece a realizzare quello che la politica è tenuta a fornire ai cittadini: servizi ed infrastrutture efficienti.

Regioni sviluppate dove ferrovie, strade, autostrade ed aeroporti vengono considerati per quello che sono: infrastrutture a servizio dello sviluppo economico. Che è fatto di industria manifatturiera, agricoltura (magari di qualità), terziario avanzato e solo marginalmente di turismo. Se c’è bene, se non c’è fa lo stesso; d’altronde, nei mesi di bassa affluenza, magari quelli invernali, si deve pur vivere. Paradossalmente, è proprio così che le ricche regioni del nord, come Veneto e Lombardia, si trovano in testa alla classifica che citavamo prima: perchè la rete infrastrutturale ed i servizi pensati a vantaggio dello sviluppo nel suo complesso, finiscono per valorizzare anche le risorse turistiche.

I servizi di mobilità ferroviaria, ad esempio, da quelli metropolitani a quelli nazionali, passando per la rete regionale, sono essenziali per l’economia di una regione. Ma la loro presenza , rendendo più accessibile ogni angolo del territorio, diventa un attrattore formidabile per chi quel territorio vuole visitarlo. Spiegando, sempre per restare ai numeri, come mai la Lombardia superi di 3 volte la Sicilia negli arrivi dall’estero (19 milioni contro 6,3 milioni): casualmente, la Regione Lombardia dedica al trasporto ferroviario 4 volte la somma impiegata dalla Regione siciliana.

La quale, come abbiamo visto, dedica preziose risorse aggiuntive ad un inutile collegamento “veloce” (che si aggiunge a quelli esistenti) con l’aeroporto Falcone Borsellino anzichè incrementare il trasporto locale nell’area metropolitana che, peraltro, interessa anche località balneari frequentatissime dai turisti.

Aspettiamo quindi con ansia la prossima dichiarazione pubblica di entusiasmo per l’ennesimo investimento ferroviario, ma anche stradale e, soprattutto, aeroportuale, in grado di incrementare il turismo. Nell’attesa che finalmente gli “spin doctor” di chi ci governa si convincano che questa storia del “turismo” e del trasporto aereo come unica salvezza della Sicilia non fa più “tendenza”.