UN PROBLEMA CHE SEMBRAVA RISOLTO POTREBBE FRENARE IL RADDOPPIO  FERROVIARIO MESSINA–CATANIA

La Vardera: “serve chiarezza”

MESSINA — Il caso delle terre contaminate da arsenico torna al centro dello scontro politico. Ieri il deputato regionale Ismaele La Vardera ha effettuato un sopralluogo nell’area di Contesse–Villaggio UNRRA, molto visionato sui social, parlando di possibile “bomba ecologica” e chiedendo la pubblicazione dei dati Arpa e verifiche immediate su suolo, aria e acque.

Le scene cha abbiamo visto a video sono particolarmente movimentate, con il deputato regionale che cercava di entrare nell’area che sarebbe utilizzata proprio per il conferimento dello “smarino” (ovvero del materiale estratto dalle gallerie in fase di scavo) mentre un guardiano cercava di impedirlo.

Il problema è noto: ne abbiamo parlato qualche mese fa

Secondo quanto riferito da Sicilia in Progress in anteprima sugli organi di stampa, il ritrovamento di arsenico nella galleria Sciglio ha avuto un impatto diretto e prolungato sui lavori: il cantiere a Nizza di Sicilia è stato fermato per mesi e gli operai sono stati spostati su altri fronti, mentre si cercava una soluzione per trattare uno smarino che nessuna discarica era disposta ad accettare senza bonifica.

La situazione, tutt’altro che risolta, ha portato a una revisione complessiva dei tempi dell’opera: anche se gli scavi sono ripresi, persino con avanzamento-record, le stime sui tempi di consegna parlano di slittamenti fino a un anno e, più in generale, di un allungamento significativo del cronoprogramma complessivo della linea, con prospettive che si spingono anche oltre il 2030.

Il nodo delle terre contaminate

Il problema nasce dagli scavi della galleria Sciglio a Nizza di Sicilia, di cui abbiamo già parlato. Il materiale estratto (lo “smarino”) ha mostrato concentrazioni di arsenico sopra i limiti. L’impossibilità di conferire queste terre in discariche ordinarie ha bloccato i lavori e costretto a soluzioni temporanee, tra cui il deposito a Contesse, finito anche sotto sequestro insieme ad altri siti contaminati.

Oggi l’impianto sembrerebbe regolarmente utilizzato, tant’è che i lavori sono regolarmente in corso ma, a quanto pare, ciò non è passato inosservato. E se il problema non viene definitivamente risolto le conseguenze sull’opera possono nuovamente farsi sentire: il rischio di ulteriori slittamenti è ormai reale.