CONVERSAZIONE ESCLUSIVA DI PASQUALINO MONTI, PRESIDENTE DELL’ AUTORITA’ DI SISTEMA PORTUALE DEL MARE DI SICILIA OCCIDENTALE, AL TERMINE DEL SUO MANDATO. COME E’ CAMBIATO IL RAPPORTO TRA PALERMO ED IL SUO MARE – IL FUTURO DEI PORTI OCCIDENTALI – IL PONTE E LA CONNETTIVITA’ PER IL RILANCIO DELLA SICILIA


Pasqualino Monti lo abbiamo già incontrato. In una diretta on line di qualche anno fa, in tempi non sospetti, disegnava per Palermo e per la Sicilia occidentale un rilancio complessivo che abbiam o visto, con i nostri occhi, realizzato nel corso degli anni successivi.

Il Molo Trapezoidale è soltanto la ciliegina di una torta in cui, sotto la guida di Monti, si è potuto toccare con mano non soltanto il rilancio urbanistico di aree abbandonate, ma anche la ripresa delle attività portuali, tra merci e crocierismo, finalmente al centro della vita economica di una città che, dal porto, prende il nome.

Ma non solo: lo sguardo di Monti si estende a tutta l’isola, disegnandone il futuro attraverso una prepotente ripresa di quel ruolo che le fu proprio nel suo periodo storico migliore: quello di centro nevralgico dei traffici del Mediterraneo. La conversazione che segue ripropone questo tema legandolo alla connettività, che attraverso il Ponte e le altre infrastrutture consegnerà all’isola una connessione più efficiente e moderna con il resto d’Europa.

Ringraziamo per la gentile collaborazione l’Ufficio stampa dell’Autorità di sistema Portuale della Sicilia Occidentale, ed in particolare la dott.ssa Antonella Filippi.


Durante la sua presidenza, che purtroppo si avvia al termine, sono state realizzate numerose opere, altre sono in corso e altre ancora sono programmate per lo sviluppo del porto di Palermo, includendo anche il suo inserimento urbanistico. Come è cambiato, negli ultimi anni, il rapporto tra la città e il mare?

“Avere una città ‘complice’ del suo porto significa godere di un vantaggio straordinario, poiché si riesce a generare turismo sia da terra che da mare, valorizzando luoghi prima sconosciuti. Nei nostri scali, abbiamo scelto l’integrazione all’antagonismo, lavorando per rendere più vivibili le città portuali e rivitalizzando i waterfront con risultati di assoluta eccellenza. Siamo consapevoli che solo un’azione concertata e un piano di sviluppo condiviso tra porto e città possono garantire una crescita armoniosa, con benefici per entrambe le realtà. La nostra sfida non è stata tanto quella di eliminare un conflitto inevitabile, ma di gestirne le conseguenze, assicurando ricadute positive per i territori interessati dai processi di crescita dei porti contemporanei”.

Il traffico container spostato a Termini Imerese ha contribuito ad alleggerire i collegamenti con la rete viaria per il porto di Palermo, ma il problema resta. Pensa ancora a un megatunnel per risolverlo?

“Esistono risorse stanziate da Stato, Regione e Comune per un’opera che permetta ai mezzi di non attraversare il cuore della città. Tuttavia, noi ci siamo concentrati sull’accordo quadro firmato con il Comune, elaborando una strategia per il decongestionamento di via Crispi e via dell’Arsenale. Questa strategia prevede interventi sulla pianificazione della mobilità, sul controllo del traffico e sul rispetto del codice della strada. Inoltre, stiamo lavorando a un progetto congiunto per un dry port nella porzione della ex stazione ferroviaria Sampolo non più destinata alla funzione ferroviaria. Tale area, compatibile con altri usi urbani, potrà essere utilizzata dagli autotrasportatori per sostare in attesa dell’imbarco, evitando di creare disagi. È in questa direzione che ci stiamo muovendo”.

Tutti i porti dell’Autorità da Lei presieduta hanno conosciuto un rilancio, sia per il crocierismo che per le merci. Che ruolo è previsto per i porti del trapanese e della costa meridionale dell’isola?

“Anche il rapporto tra Trapani e il suo mare sta vivendo una trasformazione. La città è al centro di due interventi strategici: i dragaggi e la rigenerazione del waterfront. Queste opere consentono di eliminare degrado, abbandono e cantieri dismessi, recuperando e potenziando attività produttive trascurate. A Termini Imerese abbiamo riorganizzato il porto commerciale e ultimato importanti infrastrutture, come il dragaggio (-10). La cittadina ora dispone di un porto commerciale operativo. Nella zona nord stiamo realizzando aree verdi e parcheggi per una migliore fruizione del mare. Stiamo lavorando anche su Porto Empedocle, Licata, Gela e, ora, Sciacca: abbiamo impresso una forte azione di rivitalizzazione su una direttrice fondamentale che copre il versante nord-occidentale della Sicilia e quello meridionale, ridando così ridato centralità ai porti occidentali della Sicilia, trasformati in un avamposto di metamorfosi e di sviluppo europeo. Grazie agli investimenti, alle riforme e a una visione imprenditoriale, il network della Sicilia occidentale è tornato a essere un polo strategico per il Mediterraneo”.

Grazie al Ponte sullo Stretto e al corridoio europeo ad alta capacità, la connettività dei porti siciliani migliorerà enormemente. La Sicilia potrà diventare un grande hub merci di livello europeo? Condivide questa prospettiva?

“Il Ponte sullo Stretto rappresenta un’infrastruttura straordinaria, soprattutto se integrata con l’anello ferroviario. Infrastrutture chiamano infrastrutture: più ne realizzi, più aumenti la qualità della vita dei cittadini e migliori la velocità degli scambi commerciali. Il nostro Paese ha un grande bisogno di queste opere. Il Ponte è un asset strategico che permetterà alla Sicilia di ottenere una connessione più efficiente e moderna rispetto a quella attuale”.

Il suo successore erediterà un’importante sfida ma avrà a disposizione una macchina tecnico-amministrativa formidabile. Cosa gli consiglierebbe al momento del passaggio delle consegne?

“Non sono siciliano, ma questa terra mi ha dato moltissimo. Porterò con me il calore e l’umanità che ho ricevuto. Sono fiducioso che la politica saprà scegliere in continuità con quanto fatto finora. C’è ancora parecchio da realizzare“.