Palermo-Bolognetta, una strada ferma agli anni ’60
L’ennesimo incidente mortale sulla SS121 Palermo–Agrigento è avvenuto stamattina, all’altezza di Bolognetta (contrada Coda di Volpe). Lo scontro ha coinvolto un camion e un’automedica che trasportava una paziente fragile per una dialisi. Il bilancio, pesantissimo, è di tre morti.
Quello che è avvenuto nel famigerato tratto Palermo- Bolognetta di questa strada “a scorrimento veloce”, non può più essere archiviato come una tragica fatalità. È piuttosto l’inevitabile conseguenza di una infrastruttura vecchia, inadeguata e pericolosa, che continua a essere utilizzata come asse strategico dell’area metropolitana di Palermo.
Come già evidenziato da Sicilia in Progress, la riqualificazione e il raddoppio della Palermo–Agrigento restano ancora lontani, intrappolati in una fase di “progetto di fattibilità” che sembra non evolvere mai, proprio nel tratto più critico e pericoloso, tra la A19, Misilmeri e Bolognetta.
Veicoli del XXI secolo su strade del secolo scorso
Mantenere la SS121 nelle attuali condizioni significa imporre agli automobilisti di circolare con veicoli moderni, dotati di potenze elevate, masse crescenti e standard di sicurezza avanzati, su una strada progettata oltre 60 anni fa, con criteri ormai superati. Nel frattempo le auto sono più veloci, i mezzi pesanti sono sempre più pesanti. La strada, invece, è rimasta identica, progettata con criteri tecnici che andavano bene per le fiat 500 o, al massimo, per le prime 600.
Curve strette che si alternano a rettilinei lunghissimi, corsie senza separazione fisica dei flussi, traffico in senso opposto a pochi metri di distanza: una configurazione che amplifica i rischi in modo drammatico.
La fisica non fa sconti
Anche ipotizzando il rispetto dei limiti — 70 km/h per ciascun veicolo — uno scontro frontale equivale a una velocità relativa di 140 km/h. Ma c’è un aspetto ancora più grave, ignorato da chi percorre queste strade: l’energia che si dissipa in un impatto cresce con il quadrato della velocità. Quindi, anche alle velocità consentite, in uno scontro come sopra ipotizzato, l’energia che si libera è 4 volte superiore a quella, già micidiale, di uno scontro a 70 km/h contro un oggetto fermo, ad esempio un muro.
Gli scontri potenziali su queste strade comportano enormi delle forze in gioco, con effetti devastanti sui veicoli e, soprattutto, sui corpi delle persone coinvolte. È davvero pensabile sottoporre automobilisti e passeggeri a rischi di questo livello, su una strada che:
- non ha spazi di visibilità adeguati,
- non rispetta gli standard minimi delle moderne infrastrutture stradali,
- attraversa un’area densamente abitata e trafficata?
Un progetto fermo per un’arteria fondamentale: ma dove siamo?
E allora la domanda è inevitabile: perché il progetto di riqualificazione e raddoppio della carreggiata resta fermo allo stadio di fattibilità, proprio nel tratto più pericoloso?
Stiamo parlando dell’area metropolitana della quinta città d’Italia, non di una remota regione della Papuasia. Eppure, da decenni, si continua a rimandare, a spezzettare interventi, a trattare la SS121 come una strada qualunque, quando è invece una arteria vitale per la mobilità, l’economia e la sicurezza di un intero territorio. Continuare a rinviare significa accettare consapevolmente il rischio che tutto questo accada ancora. E ancora.








