A febbraio la movimentazione nello scalo non ha risentito di Ets e Mar Rosso

Dopo che i numeri dei traffici movimentati a gennaio avevano mostrato come il porto di Gioia Tauro non avesse risentito né dei temuti effetti dell’entrata in vigore della normativa Ets né dell’impatto della crisi in Mar Rosso, quelli di febbraio paiono confermare il trend.

Alla fine del mese, infatti, “sono 605mila i Teu movimentati nello scalo” ha rivelato il presidente dell’Autorità di sistema portuale Andrea Agostinelli: “Registriamo anche un grosso incremento di car carriers. Abbiamo armatori/terminalisti affezionati e anche noi investiamo molto, che poi è l’unica risposta possibile a Ets e Mar Rosso”.

Agostinelli ha fornito i suddetti numeri a valle dell’incontro con l’Organismo di partenariato dell’Adsp, durante il quale, ha spiegato una nota dell’ente, “sono stati illustrati il Bilancio di previsione 2024 e la variazione di Bilancio del 2023, programmati per far fronte agli investimenti” previsti.

A proposito di investimenti “nel corso dell’incontro, sono stati descritti gli interventi infrastrutturali, previsti nell’Adeguamento tecnico funzionale del porto di Gioia Tauro, riguardanti i lavori di resecazione della banchina di ponente, necessari a diversificare l’offerta dei servizi portuali offerti, e gli interventi di approfondimento a 18 metri dell’intero canale portuale”.

L’Atf è stato approvato lo scorso dicembre dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed è attualmente sub iudice per l’iter autorizzativo innanzi il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Il progetto, che vale circa 90 milioni di euro e richiederà quasi tre anni di lavori, prevede la resecazione di alcuni tratti della banchina di ponente (in rosso nell’immagine) e il dragaggio di circa 1 milione di metri cubi di fondale.

“A maggio – ha concluso Agostinelli – inaugureremo invece la nuova banchina di ponente (in giallo, ndr), il completamento della infrastrutturazione del porto”. L’intervento è stato oggetto delle osservazioni di Arpacal, che a ottobre-novembre aveva ribadito al Mase la segnalazione della mancata ottemperanza alle condizioni ante operam per l’autorizzazione ambientale: “Abbiamo concordato la risposta, congrua, a quanto richiesto”.