LE EMERGENZE ESTIVE SMASCHERANO L’INADEGUATEZZA DELLA CLASSE POLITICA SICILIANA

Il Presidente della Regione Siciliana ha annunciato ieri che chiederà lo stato di emergenza per i disastri causati dagli incendi in Sicilia. Nel frattempo il Presidente della Regione Lombardia ha già chiesto lo stato d’emergenza per i temporali che hanno colpito quella regione nei giorni scorsi.

A prescindere da quale delle due emergenze sia più grave, anche se occorre considerare che gli incendi hanno causato tre morti e praticamente isolato intere città della dimensione di Palermo, ci chiediamo come mai un presidente si muove con una certa velocità e l’altro invece aspetta chissà che cosa.

Se une emergenza è tale, non si può annunciare di chiederne l’ufficializzazione: si deve chiedere immediatamente e casomai dopo si danno le notizie ai giornali. Dobbiamo dire che non è la prima volta che assistiamo da parte della Regione siciliana a questo tipo di temporeggiamento: tutti ricordiamo l’annuncio della famosa denuncia all’antitrust ed alla Magistratura contro il cartello delle compagnie aeree, poi arrivata, diciamo, con calma. E con calma ancora maggiore ci apprestiamo ad accoglierne gli esiti, visto che dall’antitrsut non si hanno segni di vita e che la  Magistratura ha, come sappiamo, i suoi tempi.

Nel frattempo, nessuno ha pensato di coinvolgere il governo nazionale (che controlla, di fatto, una delle due compagnie coinvolte, ovvero ITA ex Alitalia)  né, tanto meno, di aprire un osservatorio o un tavolo sul trasporto aereo, che, magari, ci sarebbe tornato utile ad evitare che un condizionatore in cortocircuito nell’aeroporto di Catania causi il totale black out del sistema a livello regionale. Se c’è ancora chi non crede alla storia del battito d’ali della farfalla, venga in Sicilia.

Adesso che alla crisi di Catania si è aggiunto, giusto ieri, il blocco dell’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, ci chiediamo se questa degli aeroporti sia considerata un’emergenza oppure un fatto normale, vista l’attuale gestione del sistema su scala regionale.

Sarebbe forse il caso di rivedere, finalmente, la governance degli aeroporti, come ha suggerito il ministro Musumeci, che però si è dimenticato di essere stato per cinque anni presidente della regione, avendo tutto il tempo di metterci mano, magari accorpando le sei diverse società che gestiscono i sei aeroporti regionali, fra cui anche Lampedusa e Pantelleria.

Enti che, considerati dalle forse politiche come potentati da conquistare, non si sognano neanche di dialogare fra loro: ne è una prova la stucchevole querelle tra Catania e Palermo, riguardo  lo spostamento di viaggiatori dai un aeroporto all’altro.

Una vicenda kafkiana lasciata alla libera iniziativa di soggetti che sembrano operare al di là di qualsiasi controllo e coordinamento da parte di un qualsivoglia ente sovraordinato. In altri tempi non ci sarebbe stato bisogno neanche di questo, perché sarebbe bastata la politica, con un richiamo all’ordine e qualche benefica tiratina d’orecchi.

Oggi ci chiediamo che fine abbia fatto quella politica, visto che ognuno va per conto suo dando l’impressione di coltivare il proprio orticello e di non guardare al di là proprio naso o, al massimo, della propria provincia.

Tutto questo mentre la Sicilia va a fuoco come e peggio degli anni passati, senza che siano entrati minimamente in azione quei tanto sbandierati piani antincendio e di emergenza, nonché le ordinanze di pulizia dei fondi privati, puntualmente presentati alla stampa alla vigilia della stagione calda.

Nessuno mette in dubbio l’eccezionalità della situazione, e che a 47° si possano sviluppare degli incendi e ci possano essere dei disagi. Ma qui stiamo parlando di un’isola completamente paralizzata, soccorsi che non arrivano, numeri di telefono che non rispondono e persino riserve d’acqua indisponibili.

Ciò che è ancora più grave è che al di là delle solite dichiarazioni di sdegno, ma anche delle rivendicazioni delle giustificazioni a un tanto al mese, si ha l’impressione che l’intera classe politica e dirigente della nostra regione, ma non solo, sia del tutto inadeguata. D’altronde, se lo è nella gestione dell’ordinario, figuriamoci di fronte a questo tipo di emergenze.

I politici, è bene ricordarlo, ci sono proprio per questo: governare. Se non lo sanno fare normalmente, si cambiano i responsabili e si va avanti con altri politici. Ma il quadro che conosciamo è talmente deprimente da farci disperare comunque, coscienti come siamo che il livello è talmente basso da ritenere ininfluente chi, all’interno di questa classe politica, vada ad assumersi le responsabilità di governo. E di ciò, certamente, non siamo convinti solo noi, che peraltro arriviamo in ritardo: è ormai da decenni che la gente non va a votare, in maniera sempre crescente. Perché ha capito.

In ultimo, viene da chiederci: chi salverà la Sicilia? Non riusciamo a dare una risposta, perchè non vediamo le risorse né umane né materiali per uscire da questa condizione di grave, gravissimo sottosviluppo non soltanto economico.

E pensare che l’occasione che si mostra davanti e importante ed unica, come abbiamo scritto pochi giorni fa, dato che la nostra terra è destinataria di una messe di finanziamenti per opere pubbliche che mai si era vista in tutta la sua storia.

Ma, anche in questo caso, non nascondiamo una certa delusione. Abbiamo già visto quale sia stata la reazione a questa enorme opportunità, di fronte alla quale la politica locale è stata capace, al massimo, di chiedere varianti del tutto sconclusionate a progetti già appaltati, ovvero verifiche di progetti pronti da 20 anni perché potrebbero impattare su una città o un paesino.

Si è toccato con mano come alle logiche di sviluppo complessivo della Regione si antepongano logiche del tutto localistiche e spesso attribuibili ad una sola, minuscola forza politica e dalle ambizioni del proprio dante causa.

Insomma anche in questo caso non vediamo luci all’orizzonte ma tante tante ombre.

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